Renzi nella Terra dei Fuochi:
"Via le ecoballe in tre anni. Via la camorra, si fa sul serio"
"Bisogna tornare a investire in questi territori", visita alla Coca Cola HBC Italia e alla Getra di Marco Zigon
via ecoballe via camorra aboliremo il bollo auto ed anche l'assicurazione imbiancheremo la casa di tutti gratis e torneranno anche i pesci spada sulla costa come diceva cetto laqualunque .
Totò alle Olimpiadi: e io pago!
Siccome Roma ha un debito fra i 12 e i 15 miliardi (la cifra esatta è il quarto segreto di Fatima) e non riesce neppure a finanziare i lavori per la Metro C iniziati nella notte dei tempi, i partiti che si sono mangiati la Capitale per vent’anni hanno avuto un’idea geniale: candidarla alle Olimpiadi 2024, una cosettina da niente che dovrebbe costare fra i 5 e i 10 miliardi (ma siamo in Italia e non poniamo limiti alla lievitazione). Più che altro lo fanno per portare fortuna sia a Roma, sia all’Italia: Atene, per dire, non fece in tempo a organizzare i Giochi del 2000 che la Grecia era già colata a picco per non risollevarsi mai più. E chi poteva venire dopo Atene, a parte Parigi e Los Angeles che se la passano un filino meglio? Roma, naturalmente. Per garantire una gestione oculata dei fondi, si son scelti due simboli dell’efficienza e del risparmio nei grandi eventi sportivi: Luca Cordero di Montezemolo, già celebre per la perfetta efficienza dei Mondiali di calcio Italia 90 (spese lievitate dell’85%, tant’è che i famigerati stadi, nel frattempo estinti o sbriciolati, abbiamo finito di pagarli con l’ultima rata del mutuo nel dicembre scorso, nel giro di appena 25 anni); e Giovanni Malagò, che si è guadagnato sul campo, anzi sull’acqua, la medesima fama con i Mondiali di Nuoto 2009 (700 milioni per il palazzetto di Calatrava con le vele a pinna a Tor Vergata, piscine di dimensioni sbagliate e/o sequestrate, cattedrali nel deserto in preda ai tossici e alle sterpaglie e buchi di bilancio, ovviamente furono colpa di molti).Per questi e altri motivi, il governo Monti almeno una l’aveva azzeccata: ritirò immantinente la candidatura di Roma alle Olimpiadi 2020. Poi arrivò Renzi e ripropose il modello panem et circenses, anzi solo circenses: il panem se lo strapperanno di bocca i romani per pagare più tasse comunali e ripianare i buchi dell’Evento, nella malaugurata eventualità che venga assegnato alla loro città. Gli economisti la definiscono “maledizione del vincitore” e non è un’esclusiva italiana: tutte le Olimpiadi dell’ultimo cinquantennio vengono annunciate come eventi benefici e balsamici per la città ospitante, con preventivi miracolosamente attivi, e regolarmente si concludono – dopo ben 15 giorni di feste e tricchetracche – con enormi sbilanci per comuni e governi, cioè con giganteschi cetrioli infilati nelle terga dei cittadini. Insomma: le Olimpiadi le vince chi le perde e le perde chi le vince. Per fortuna ci sono i Radicali, che hanno proposto un referendum tra i cittadini romani, cioè fra i destinatari dell’immancabile cetriolo.