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Michelangelo Zecchini


da
Michelangelo Zecchini


pubblicato il 10 Agosto 2016

alle
8:45

[COLOR=darkblue][SIZE=5]LA ZECCA DI MARCIANA CHE NON C'E' E L'ARMATURA VUOTA DI AGILULFO [/SIZE] [/COLOR]

Un conoscente mi ha inoltrato queste due note, a me sconosciute fino ad oggi, comparse sul forum on line “La Moneta.it” a firma del piombinese Luciano Giannoni. Costui, già nominato dalla Bulgaresi direttore dell'esposizione definita pomposamente “Museo Numismatico e Didattico della Zecca di Marciana”, dove, chiunque può controllare, non c'è una sola moneta coniata a Marciana, così si esprime:

1 – Agosto 2014: “Lo Zecchini è un bravo archeologo (magari non certo "…uno dei massimi esperti di Etruscologia…" come enfaticamente lo descrive il giornalista e come spero lui stesso non si sia autodefinito) … Infine due parole sulla "tomba etrusca" ipotizzata dallo Zecchini. Visto che non sono un etruscologo (ma conosco eminenti studiosi di etruscologia), possiamo ragionevolmente dire che ci sono motivi a favore dell'ipotesi ed altrettanti contrari e che un'approfondimento non può che essere benvenuto… Non mi pare invece che il problema debba essere affrontato con quel lieve tono di spocchia presente nelle dichiarazioni dell'amico Zecchini”.

2 – Agosto/Settembre 2015: “… lo Zecchini usa un suo metodo scorretto e assolutamente indegno per un auto proclamato "archeologo di fama internazionale"… “Altra "zecchinata". Nessuno ha mai detto che il supposto ipogeo fosse "l'officina della zecca" ma più ragionevolmente ho sempre sostenuto che facesse parte dei vari ambienti costituenti l'officina della zecca. E' vero, non esistono prove "dirette" dell'esistenza al piano terra del così detto Palazzo Appiani, a parte una persistente vox populi e le indicazioni del buon Zanetti che certamente non era quel coglionazzo come lo vorrebbe far apparire lo Zecchini (celeberrimo archeologo utriusque oceani)”.

Il Giannoni, come si può osservare, nell'agosto 2014 mi qualifica come “bravo archeologo” (bontà sua) e perfino come “amico” (ma quando mai, sarebbe imperdonabile). A distanza di un anno, a dimostrazione che la coerenza non è il suo forte, Giannoni rovescia il suo giudizio e si produce in evoluzioni degne di un trapezista, asserendo falsamente (e offensivamente) che mi sono autoproclamato archeologo di fama internazionale, senza precisare, ovviamente, in quale occasione. Da notare che un tipo che si comporta in questo modo riesce pure, evitando con cura gli specchi, a dare dello scorretto e dell'indegno al sottoscritto. Si analizzi, poi, la singolare metodologia giannoniana di ricerca, alquanto pro domo sua: le testimonianze degli autori del passato vengono da lui lodate e ritenute attendibili quando gli fanno comodo, ma diventano non credibili e da respingere quando sono d'ostacolo alle sue congetture. Primo esempio: il citato numismatico, chiamato da Giannoni 'buon Zanetti', nel 1779 rappresentava la zecca, di cui non precisava l'ubicazione, come una stanza, mentre Giannoni, per aggiustare le proprie supposizioni, ne stravolge la descrizione propalando l' ipotesi, infondata, dei “vari ambienti”. Secondo esempio: Zanetti scriveva che nel Principato di Piombino svolgevano la loro attività 4 zecche (Piombino, Marciana, Rio nell'Elba, Follonica), ma Giannoni le riduce seduta stante a 2 (Piombino e Marciana), sconfessando in modo plateale la validità della sua fonte principale (il “buon Zanetti”, per l'appunto). Per inciso, già che ci siamo, diamo un'occhiata anche all'ortografia giannoniana: monsieur Giannoni, un approfondimento si scrive senza apostrofo! Forse non sarebbe male se, oltre che “eminenti studiosi di etruscologia”, conoscesse anche qualche eminente glottologo. Normalmente non ci penso nemmeno a sottolineare scivoloni linguistici del genere, ma di fronte a un altisonante “Direttore del Museo Numimatico e Didattico della Zecca di Marciana”, quale Giannoni è e 'si sente', sarebbe irrispettoso sorvolare.
Ma cos'è successo di tanto grave, in 12 mesi, da trasformare un colloquiale Luciano Giannoni in un Giannoni Luciano inacidito, insultante e lanciato in ampie capriole? Da parte mia, oggettivamente, poco o niente, solo roba da normale dialettica, ma più che sufficiente per innescare la reazione scomposta del Nostro, che non è abituato a sopportare opinioni diverse dalle sue. Ho semplicemente manifestato il mio parere, affermando in sintesi quanto segue:
• a Marciana la “zecca” nei locali dell'ipogeo non c'è mai stata e, a dimostrarlo, esistono ben 20 'pesanti' motivazioni. Chi vorrà esaminarle, potrà trovarle in internet sotto il titolo “De credita et ementita nummorum officina”.

Nel marzo 2016, a rilevare testualmente che “la zecca doveva avere altra ubicazione” e che “la storiografia italiana (e non solo) presenta molti casi di zecche 'inventate', o per lo meno ingigantite, per amor patrio”, è intervenuta la prof.ssa Lucia Travaini dell'Università di Milano, considerata nell'ambiente scientifico un'autorità in fatto di numismatica e di ambienti destinati alla funzione di zecca. Sarà concesso alla docente di esprimere liberamente il proprio pensiero, oppure ce ne sarà anche per lei per aver osato contraddire, sia pure indirettamente, il verbo del Giannoni?
A favore dell'esistenza della “zecca” finora il Giannoni non ha saputo fare altro che avanzare congetture evanescenti e mai avallate da qualcuno che abbia un minimo di peso scientifico. Perciò lo esorto a pubblicare (ma la vedo dura) almeno una decina di motivazioni logiche e solide. Altrimenti la sua ambita carica di direttore rischierà di apparire (e di essere) priva di significato e 'vuota', un po' come l'armatura di Agilulfo, il cavaliere inesistente di Italo Calvino.

Michelangelo Zecchini

P. S. A questo mio intervento, che considero una replica doverosa, non ne seguiranno altri. Considerati i pregi dell'interlocutore, continuare sarebbe inutile. Faccio presente che da sempre accetto critiche, ironie e sarcasmi in quanto espressioni del diritto di opinione, ma non tollero né le falsità, né le offese, né coloro i quali, come il Giannoni, le utilizzano volentieri (M. Z.).

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