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Testo inviato …e non pubblicato


pubblicato il 17 Maggio 2012

alle
15:51

Lettera aperta al giornale telematico ……….

OGGETTO: Passi carrai a raso e truffe .

Leggo sempre le cronache elbane e ultimamente , incuriosito da numerose argomentazioni in merito alla problematica in oggetto riportate da ElbaReport e dal Blog Camminando , problematica che al nord dove vivo è stata affrontata e risolta per sempre da anni , mi sono interessato ed ho cercato di indagare a fondo per comprenderne tutti gli aspetti ed i risvolti che ora appassionano l’Elba .
I passi carrai a raso sono ben identificati ed identificabili e sinteticamente sono quei passaggi dal posto auto privato al pubblico che non interrompono o tagliano il marciapiede , che non sono delimitati da listoni di pietra o altri manufatti , che non intersecano altre opere comunali , che non richiedono di lavori ad hoc per consentire il passaggio come scivoli in cemento , canale di scolo trasversali delle acque private ecc , insomma passi carrai che non mostrano una evidente e sensibile occupazione del suolo pubblico e che quindi non limitano la libertà degli altri utenti cittadini .
Poiché sono passaggi che non tagliano i marciapiedi, da una indagine de visu generalizzata , è emerso che quelli esistenti sono di solito e quasi tutti posizionati in strade dove già esiste il divieto di sosta e quindi , di fatto , il cartello di divieto del passo carraio stesso , diventa un inutile doppione e questo fa riflettere sulla necessità e sulla ragione vera di avere un cartello in più . Ora il problema da affrontare è il seguente: se un cittadino vuole comunque il cartello di passo carraio per ragioni sue personali, può fare domanda al comune , pagare il canone o la tassa e quindi affiggere il cartello con tanto di numero di concessione e anno di validità della stessa. Il comune non può imporre o costringere il cittadino a pagare la tassa o la concessione se il passo carraio rientra nella definizione a raso. Però, si legge in giro , si veda al proposito la nota dell’Unione Nazionale dei Consumatori che addirittura bolla i passi carrai a raso , ovvero i tentativi dei Comuni di imporli, come autentiche truffe , esponendo i metodi barbari usati : vigili urbani che girano e minacciano gli utenti , oppure che fanno firmare con la frode e l’inganno documenti che poi vengono utilizzati come domande per la concessione , documenti che , si legge sempre in giro , vengono mandati anche a casa spacciandoli per questionari e poi utilizzati contro legem , contro il diritto del cittadino di non essere ingannato e frodato da una amministrazione pubblica.
La materia è appassionante , i comuni cercano soldi da sempre ma che ora li cerchino fregando e ingannando l’utenza , anzi forzando loro la mano con minacce mi è sembrata una esagerazione , una cosa su cui indagare a fondo.
Tramite internet ho potuto constare invece che questa è la prassi seguita ancora da certi comuni , quelli più arretrati e poco informati o più disonesti perché ormai ci sono ben due sentenze della Cassazione , una del 2004 limitata a bacchettare ed a dare torto al Comune di Genova e finalmente l’ultima , la 16733 del 2008 che si rivolge a tutti e mette fine a questa storia pietosa ed equivoca . Sempre da internet emerge che già il Ministero delle Finanze , le Agenzie delle Entrate e altri importanti Enti statali hanno escluso la tassabilità dei passi carrai a raso .
Però le lamentele che girano e non ultima una nota attuale del 2012 del Movimento 5 Stelle “ Passi carrai a raso e mucche da mungere” , fanno capire che questa usanza barbara o truffa è ancora di moda. Sempre per curiosità mi sono andato a leggere i regolamenti comunali di una decina di città italiane importanti , sia al nord che al centro che al sud: in questi regolamenti si parla dei passi carrai a raso e si dice chiaramente , senza equivoci che il cittadino può chiedere la concessione solo di sua spontanea volontà e che la tassa o concessione non è obbligatoria e che comunque il cittadino la può disdire quando vuole. Alcune comuni riottosi o solo ottusi hanno in corso cause contri i cittadini o con gruppi organizzati dalle associazioni dei consumatori e , si legge sempre in internet, che le stesse cause sono sempre perse e che giudici di pace, tribunali o Tar danno inesorabilmente ragione a chi si oppone a questo balzello, quando non richiesto dal cittadino , ovvero coatto ; altri comuni più “svegli e attenti” hanno cercato di imporla poi hanno fatto marcia indietro avendo capito che andavano contro la legge e che ledevano un diritto di scelta dei cittadini .
Allora non rimane che una conclusione : poiché ormai tutti i comuni , anche quelli piccoli , hanno internet o comunque un servizio legale o la possibilità di dare un incarico professionale ad un esperto a cui porre domande sul diritto , i comuni che continuano a vessare l’utenza , a frodare il cittadino tentando di spaventarlo per fargli pagare una tassa non dovuta, sarebbero da denunciare alle Procure della Repubblica o alla Magistratura per far licenziare i politici e gli amministrativi che si prestano ancora a questa pratica odiosa e contro la legge e farla cessare per sempre.
Ho letto anche alcune provocazioni sul blog in merito ai Sindaci che non rispondono e non chiariscono la loro posizione su questa tematica ma, detti sindaci non possono nascondersi e ignorare la questione , prima o poi dovranno dire ufficialmente cosa ne pensano e che provvedimenti intendono prendere per far rispettare la legalità , quella legalità dove i Sindaci dovrebbero essere campioni ed esempi per tutti , per non deludere la fiducia di chi li ha votati , dando ai cittadini stessi una ampia e documentata spiegazione, in modo trasparente ed onesto e mettendo fine all’equivoco : il passo quando a raso lo paga solo chi vuole il cartello e lo affigge , ma non è obbligatorio se uno non lo vuole .
Se i comuni hanno bisogno di soldi li devono cercare in modo onesto e nei modi previsti da leggi e regolamenti e non con mezzucci truffaldini da ladri di biciclette che mostrano una loro incapacità organizzativa e gestionale che evidenzia una occupazione impropria di una onorevole carica pubblica dove si richiede onestà ,capacità e trasparenza , doti da impiegare a favore della cittadinanza e non contro di lei.
W la libertà di espressione quando utile e non offensiva e mirata solo a tutelare e difendere i cittadini dai soprusi; grazie sig Prianti per l'ottimo servizio reso.

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