Questi non sono piรน dei costruttori, ma sono dei filosofi che interpretano lโarchitettura e lโurbanistica non come strumenti fondamentali per inserire lโuomo nella societร e la societร nello spazio, ma come un linguaggio astratto attraverso il quale lanciare messaggi filosofici sul modo in cui lโuomo dovrebbe rapportarsi al mondo e su come dovrebbe percepirlo. (. . . . )
Quelli che preoccupano di piรน sono quei tecnici che hanno responsabilitร nella pianificazione del territorio allโinterno degli enti pubblici, perchรฉ non si comportano da semplici tecnici. Non si limitano, cioรจ, a tradurre in termini urbanistici la volontร politica di coloro che rappresentano la collettivitร . Loro, invece, approfittando della loro superiore preparazione e giocando con la complessitร della materia e quindi del linguaggio, fanno le scelte e poi le spiegano agli eletti i quali, salvo rare eccezioni, hanno difficoltร a capire. Di fatto, quindi, esercitano un potere che nessuno ha dato loro. E lo fanno tagliando, di netto, il nesso tra la volontร dei cittadini e chi li rappresenta.
La cosa รจ grave perchรฉ non si tratta del mancato rispetto di un etichetta, ma dellโannullamento del principio fondamentale su cui si regge il sistema democratico. Il quale, prevedendo la formazione delle decisioni attraverso un percorso collettivo di confronto /scontro, rende piรน probabile la scelta giusta.
Certo, non si puรฒ neanche escludere che un tecnico comunale capisca piรน di quanto lโintera comunitร capisca di se stessa, bisogni e sogni compresi. ( Leggi su [URL]www.elbanotizie.it[/URL])
