Caro sig. Gimmi Ori, non essendo utente abituale di Camminando ho letto solo ora il suo messaggio in merito al caro-traghetti ed espongo alcune considerazioni. E' voce comune che il traghetto abbia prezzi eccessivi, ed una prima grezza riprova può venire da confronti con traghetti che servono altre isole i cui prezzi paiono inferiori. Ma ciò è un approccio spicciolo, da discussione al bar! La mia prima sensazione è che la tratta elbana sia vista come "la mucca da mungere". Il primo ragionamento da fare verte sul "costo" del servizio reso e sul relativo "prezzo" del biglietto. La differenza fra i due elementi costituisce il margine lordo di guadagno/perdita del gestore. Il "costo" può essere calcolato con i metodi dell'economia, che qui posso solo accennare: conoscendo il costo d'investimento di acquisto del traghetto, il periodo di ammortamento (20 anni?), il costo di gestione – l'armamento (il personale a bordo), il personale di ufficio a supporto, le spese di carburante e di manutenzione , le spese accessorie, il numero dei viaggi annuali – può essere calcolato il costo totale annuale dell'iniziativa imprenditoriale che divisa per il numero dei passeggeri/utenti previsto dà il costo medio di un passaggio fra Piombino e l’Elba.
In un regime di libero mercato l’imprenditore agisce sia sul “costo” – minimizzandolo – che sul “margine” – decidendo il limite del suo guadagno – allo scopo di acquisire il cliente. Cioè agisce su questi fattori tenendo d’occhio la concorrenza, che d’altra parte fa lo stesso. Ma qui non si parla di libero mercato, bensì di duopolio pubblico/privato, a cui solo recentemente si è aggiunto un terzo attore. Inoltre nel problema hanno influenza anche le sovvenzioni che lo stato eroga al fine di garantire il servizio sociale (cioè un minimo di corse giornaliere anche nei periodi fermi – ma credo che ormai il traffico sulla tratta sia ormai pressoché stabile tutto l’anno con punte moltiplicate, forse anche di un fattore 10, nel periodo estivo)
Esaminiamo i fatti. I prezzi praticati dalle due compagnie sono abbastanza simili, entrambi elevati, però l’una (la privata) mi sembra che abbia alti guadagni mentre l’altra (la pubblica) sia in perdita. Quindi debbo pensare che sia malgovernata, od oberata da debiti pregressi che le impediscono di rientrare in nero pur in presenza di ampi margini.
Nell’assenza anche prospettica di un vero mercato di molti concorrenti – non ne vedo la realizzabilità – e nell’assenza di strumenti giuridici atti ad imporre il prezzo – impossibili in un regime privatistico, anche se molti gradirebbero simili soluzioni – vedo possibile un solo approccio teorico: una compagnia di mano “pubblica” basata sul concetto di servizio di pubblica utilità (che possa accettare di operare con “margine” basso fino a quasi nullo) ma gestita con metodi privatistico sul piano dei “costi” (quindi operando al costo minimo). Ma temo che sia utopia, poiché la compagnia pubblica sarebbe sottoposta a tali e tanti vincoli politici, ai quali non potrebbe sfuggire, che la porterebbero ad operare con “costi” elevati fino ad allinearsi ai “prezzi” del concorrente privato o poco meno. Con santa pace del mercato ed in barba all’utente/pollo da spennare! Tutti conosciamo molti esempi di tale condotta (anche Alitalia che è fallita pur avendo il monopolio della “tratta d’oro” Milano-Roma, oppure Tirrenia – avete sentito dei suoi 4 traghetti abbandonati nuovi ed inutilizzati con sorveglianti ed anche qualche equipaggio a ruolino paga?).
In buona sostanza: dovremmo avere un imprenditore in grado di fornire un servizio al “costo” minimo (modello privato) con “margine” nullo (modello pubblico), o in alternativa averne molti in concorrenza fra di loro.
Oppure, se fossero pochi e privati (come sembra stia per avvenire nel futuro – e certamente non si farebbero concorrenza, bensì si aggiusterebbero su prezzi allineati mediamente) l’unica leva per tutelare l’interesse degli elbani sarebbe un ferreo controllo sul rispetto del contratto di servizio da effettuare con enti terzi indipendenti, duro fino alla rescissione forzata dello stesso in caso di inadempienze sia sul piano economico (prezzi) sia su quello del servizio (numero corse). E’ inoltre evidente che detto contratto di servizio dovrebbe essere predisposto da veri conoscitori del mestiere, professionalmente liberi ed indipendenti dalle parti – e non so quanto ciò sia possibile.
Perciò preferisco la prima soluzione: sarebbe l’unica garanzia di continuità territoriale per l’Isola a prezzi minimi: coniugare l’efficienza del privato senza aver il relativo obbligo di massimizzare il guadagno. Un “pubblico” efficiente: sarà mai possibile?
Cordialmente,
Alberto Nannoni, elbano
