Prima domanda: il coraggio della Chiesa (nel senso cioè della sua sfrontata supponenza) .
L’intolleranza cristiana nei confronti di tutte le altre religioni, in contrasto con quella pagana che invece ne permetteva la convivenza (purchè non si mettesse in dubbio la divinità dell’imperatore), è un dato di fatto fin dal quarto/quinto secolo quando Teofilo, patriarca di Alessandria d’Egitto, unitamente al suo degno nipote e successore, il santo dottore della Chiesa Cirillo, distrussero innumerevoli monumenti ed opere d’arte della precedente cultura ellenico-romana, massacrarono l’intera comunità ebraica insieme a Ipazia, la prima donna-scienziato della storia, dando infine alle fiamme la famosissima biblioteca fondata da Alessandro Magno che con 700 mila volumi conteneva tutto il sapere dell’epoca.
San Benedetto subito dopo, sulle orme di questo buon esempio e tanto per non essere da meno in Italia degl’africani, distrusse un pregevolissimo e famoso tempio dedicato ad Apollo per costruirvi la sua abbazia di Montecassino e nei secoli successivi si conteranno innumerevoli chiese cristiane edificate sull’abbattimento d’altrettanti templi pagani.
Altro che distruggere statuine e totem per piazzarci al loro posto una croce!
Con questi precedenti vuoi che la Chiesa sia tanto democratica da ammettere altri simboli o che si tocchino i suoi? Quando penso a quelli che si riempiono la bocca con le tanto lodate ‘nostre radici cristiane’ mi viene l’orticaria.
Seconda domanda: la favola d’Adamo ed Eva e compagnia cantante.
Tutte o quasi le religioni si sono inventate dei progenitori più o meno a somiglianza del creatore, la storia del diluvio universale per punire le malefatte umane, figli di dio partoriti da vergini, imperatori con origini divine, santoni miracolosi, diavoli, inferni, paradisi ecc.
Io non penso che oggi chi ha superato i quindici anni e non sia un ritardato mentale dia credito a queste fantasie per bambini più di quanto non ne dia a Babbo Natale o Cappuccetto Rosso: considerandole come tali anch’io le apprezzo moltissimo, sono poetiche e suggestive, ma niente di più perchè sennò cadiamo nel ridicolo.
Mi rifiuto cioè di credere che ‘una persona intelligente e istruita’ prenda sul serio queste frottole, le favole così come la mitologia sono favole piacevoli ma non realtà, amenochè non prenda per buono il sillogismo di san Paolo: ‘chi lo dice che i miracoli non esistono? se la gente ci crede, questo è già di per sé stesso un miracolo e quindi prova evidente della loro esistenza’. Il sangue di san Gennaro insegna.
Terza domanda: se fossi nato in una sperduta tribù.
Qui ti devo bacchettare perché non sei stato abbastanza diligente nel leggere Dante: scusa se insisto, ma la risposta ce l’ha già data lui:
Tu dicevi: un uom nasce a la riva
de l’Indo, e quivi non è chi ragioni
di Cristo né chi legga né scriva.
Muore non battezzato e sanza fede:
ov’è questa giustizia che ’l condanna?
Ov’è la colpa sua, se ei non crede?
Tu ti aspetti che effettivamente a questo punto Dio salti fuori e dia la sua brava spiegazione, e invece no, i beati che s’incaricano di farci capire qualcosa in nome suo s’incazzano pure e invece di rispondere ti dànno dell’orbo presuntuoso che vuol mettersi in cattedra perché hai osato ficcare il naso nell’imperscrutabile volontà divina che in fatto di lungimiranza e d’infinita bontà non ha uguali (basta infatti pensare solo alla mostruosa ingiustizia che regola tutte le manifestazioni vitali per concludere che se un dio esiste non è certo buono e misericordioso):
Or tu chi se’, che vuo’ sedere a scranna,
per giudicar di lungi mille miglia
con la veduta corta d’una spanna?
Anche qui la democrazia cristiana (scusa il doppio senso) fa bella mostra di sé.
Quarta domanda: la confessione.
Qui sì che la Chiesa si è rivelata veramente geniale inventando con più di un millennio di anticipo le intercettazioni telefoniche e venendo così a sapere, oltrettutto gratis, vita, morte e miracoli di ognuno per poi regolarsi di conseguenza a suo vantaggio.
Altro che Gestapo, KGB e Mossad: al confronto sono dei dilettanti!
Adesso però le cose sono forse un po’ cambiate: malgrado la mia sfiducia nel grado d’intelligenza medio, oso sperare che chi si serve ancora di questo ‘sacramento’ non lo faccia più per farsi perdonare i peccati (nota bene: i peccati, non la penitenza in purgatorio per ridurre la quale ed evitare il 41 bis occorre sempre comprare indulgenze) ma solo per risparmiare le spese dello psicologo o dello psichiatra. Infatti oggi, quanto meno, non è più soggetto al rischio della santa inquisizione con tortura e rogo assicurati in anticipo a chi si fosse rifiutato di confessarsi.
Quanto al fatto che peccare, specialmente per i preti che tanto godono dell’immunità papale, sia piacevole non c’è alcun dubbio visto che una statistica ha stabilito che la pedofilia clericale supera percentualmente di 48 volte quella dei comuni pervertiti laici.
Quinta domanda: maghi televisivi e vendita di fumo clericale.
Il più grande pontefice della storia del papato, Innocenzo III, ha avuto la faccia tosta di stabilire il seguente principio, tradotto poi in legge: l’usura, in quanto peccato, doveva essere praticata unicamente dalla Chiesa la quale sola, godendo dell’immunità celeste, poteva permettersi qualunque arbitrio. Una volta stabilito che il Papa ha sempre ragione anche quando le sue decisioni sono in contrasto con i dettami del Padreterno, suo dante causa, è ovvio che tutto gli deve essere consentito compreso vendere fumo con illusorie speranze, panzane su cui d’altra parte si basa tutta la sua impalcatura ecclesiastica.
Per la collusione coi politici che già abbiamo acclarato, ecco che la loro truffaldina circonvenzione d’incapace, anche se equiparabile a quella di Vanna Marchi o delle ‘bestie di Satana’, non è perseguibile. (Pensierino berlusconiano ingenuo: ma la legge non doveva essere uguale per tutti?)
Sesta domanda non formulata: c’è speranza che cambi qualcosa nel prossimo futuro?
Si, ma solo dopo la fine del mondo e cioè, per chi ci crede, col giudizio universale, giorno in cui Dio verrà a giustificarsi e, speriamo, a scusarsi per tutte le malefatte compiute in suo nome dai suoi rappresentanti.
Cordiamente, Piero
