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RISPOSTA OMNIBUS N° 4, OVVERO, BISOGNA TROVARE IL MODO DI CHIUDERE LA POLEMICA


da
RISPOSTA OMNIBUS N° 4, OVVERO, BISOGNA TROVARE IL MODO DI CHIUDERE LA POLEMICA


pubblicato il 1 Settembre 2010

alle
15:33

PER MOB

Lei dice che ci sono decine di comuni che a loro discrezione, impediscono di costruire a chi ne ha diritto. Bene, me ne citi uno, uno soltanto: un comune o un sindaco che lo abbia fatto, dopo la legge Bassanini e mi spieghi in base a quale normativa ha agito. Poi mi racconti com’è andata a finire: se il sindaco l'ha passata liscia o è stato denunciato per abuso e omissione d'ufficio. Intanto, quando può, faccia un salto a Capo d'Arco, così si accorgerà che in mezzo al bosco c'è una viabilità di gran lunga superiore a quella provinciale.
Quella che lei chiama microcosmo, cioè l’Elba, terza isola d’Italia, è meno micro di Ischia, Capri, Lipari, Val di Fassa, Val di Fiemme e di altri comprensori turistici, che nessuno vuole trasformare, a tutti i costi, in comune unico.

PER AMERICANO
Chi ha mai parlato del PNAT? Il problema non è quello. Io sono stato a suo tempo un convinto sostenitore del parco, ma da qualche anno, ormai, non lo sono più perché, così com’è, non serve a nulla, tanto meno alla salvaguardia del territorio. Il nostro problema vero è la Regione che per l’Elba non ha riguardi: lì pensano che siamo tutti ricchi, ingordi e fannulloni e perciò impiegano fino a dieci anni prima di approvare i nostri regolamenti urbanistici, e i nostri piani regolatori dei porti. Al contrario quelli del continente li fanno viaggiare su corsie preferenziali. Altro problema è la Provincia che da anni non fa i lavori e lascia le strade in completo abbandono.
Lei mi chiede cosa potrebbero fare all’Elba i nostri figli e gli immigrati, io non sono un economista, ma viaggio, leggo e guardo la TV. Poi ragiono e faccio i confronti e allora mi domando: cosa faranno mai gli abitanti di Ischia che ha un terzo del nostro territorio e il doppio della nostra popolazione?

PER EPICURO
Ha pienamente ragione, i falsi PEP, l’abusivismo, e la proliferazione delle seconde case, sono la risposta disordinata e fai da te, alla mancanza di un programma ordinato di sviluppo: un programma che tenga conto di dove l’Elba vuole andare e di quali infrastrutture e servizi abbisogna per alimentare una crescita economica e demografica ordinata. I posteggi e le strade, ad esempio, non sono un dato immutabile. Avendo i mezzi, si possono potenziare.

Diverso è il discorso delle spiagge, non sono molte, ma alcune sono ancora irraggiungibili ed altre sono in pessime condizioni. Comunque il nostro Arcipelago ha una conformazione geografica tale da essere un vero paradiso per la nautica da diporto, che ama più le cale delle spiagge. Purtroppo, però la Regione ostacola la portualità turistica a tutto vantaggio del continente. E le coste dell’Isola sono invase da yacht che la sera se ne ritornano a Piombino, S. Vincenzo, Rosignano e al Puntone e non ci portano una lira.

Non so come sia passata, tra coloro che non hanno letto il libro, l’idea che Bosi voglia le seconde case. Questa affermazione non la traviamo in nessuna delle 103 pagine dell’intervista. Al contrario nel libro si parla di sviluppo, anche demografico per riequilibrare il rapporto estate inverno in termini di abitanti al fine di realizzare una vera economia di scala e recuperare in competitività. Faccio un esempio: con i paesi che dopo agosto entrano in letargo e dove in autunno/inverno si fa fatica e vedere una persona in giro, dove i locali sono chiusi o a scartamento ridotto, come si può sperare in un turismo destagionalizzato? E comunque sviluppo vuol dire anche incentivi e agevolazioni, per far nascere e sostenere aziende compatibili con il turismo, che facciano prodotti di qualità e valore tali da neutralizzare l’incidenza dei costi di strasporto. All’Elba ne abbiamo già di eccellenti: Locman, Acqua dell’Elba, e un certo numero di aziende agricole.

PER IVANO

Concordo con quello che dice nell’ultimo post. La Menarini, però, non fu l’unica occasione sdegnosamente rifiutata, per cecità, dai nostri amministratori di un tempo. Prima ancora ci fu il Piano Garavini che nel 1978 prevedeva la riconversione dell’economia mineraria (che tutti sapevano irrimediabilmente esaurita) in economia turistica di alto livello. Con il Piano c’erano anche dieci miliardi di allora (una fortuna, rapportati ad oggi) e noi per demagogia e per una falsa idea di operaismo, buttammo tutto a mare.
Riguardo al comunismo, per farla contento, mi prendo la mia infinitesima dose di colpa. Da solo, però, perché è molto tempo, ormai, che non sostengo più nessuno. Ma faccia anche lei un po’ di esame di coscienza ( cugino italiano dell’auting). Non crede che se ci sono gli anticomunisti, la colpa sia proprio dei comunisti?

PER LA ROMANA
Cara Romana, ora non lo sono più, ma un tempo non ero tanto male! Ti ringrazio per il supporto morale.

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