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G. Riccardo


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G. Riccardo


pubblicato il 12 Luglio 2010

alle
21:29

L’Elba come Rapa Nui.

Il grande male che affligge l’elba di oggi è lo stesso che colpì l’isola di Pasqua (Rapa Nui) secoli or sono: l’inadeguatezza degli amministratori, della classe dirigente e l’insensibilità degli isolani alle cure ed al rispetto del territorio. L’elbano attuale purtroppo non è portato alla pianificazione, alla prevenzione, nel suo DNA è scomparso il gene che regola tale funzione. Non ha la consapevolezza che il futuro si costruisce nel presente con l’impegno, la conoscenza, il rispetto (non quello di foggia fascista del Voi per intendersi), e la saggezza. E’ cresciuto nella convinzione che il futuro ed il benessere abbiano come orizzonte vero i quattrini che si possono fare facilmente senza necessità di preparazione specifica, di studi appropriati e men che meno di sacrifici e legalità. A questa conclusione sono arrivati tanti elbani oggi ultrasessantenni e con questa convinzione in testa sono cresciuti la maggior parte degli elbani oggi quarantenni. Basta svendere un pezzo di terra, che ne abbiamo ancora tanta soprattutto in quel parco maledetto che prima o dopo a forza di mazzate e movimenti anti-tutto riusciremo a toglierci dalle palle. Poi basta che il costruttore ci dia un paio di loculi da 50 mq. l’uno che si riesce benissimo a vendere per ¾ in nero a 8.000-10.000 Euro/mq. e chi s’è visto s’è visto. Gli acquirenti certo non mancano visto che in italia il soldo nero da pulire raggiunge cifre spaventose. Un po’ sopra le righe, ma questa è la triste realtà elbana manovrata da un perverso meccanismo autoreferenziale che vede al centro l’aspettativa di assestare il colpaccio per mettersi definitivamente a posto, il sogno dell’elbano. Su questo meccanismo perverso “ciurlano nel manico” politici navigati, amministratori più o meno compiacenti, ma soprattutto speculatori edilizi e gente che fa girare il soldo sporco. Un tale sistema è duro, se non impossibile da smantellare contando solamente su improbabili amministratori illuminati o su amministrazioni semplificate e più efficienti di là da venire es. comune unico. Queste sono cose da mettere in piedi ex novo, quasi dal nulla, e dubito ci si possa riuscire addirittura in tempo utile. Quello che invece può essere fatto e deve essere fatto soprattutto da coloro che dicono di voler bene all’elba, senza preconcetti e bandiere di sorta, è abbastanza semplice e urgente: battersi per la conservazione del territorio e per tutte quelle iniziative che vanno in quella direzione avvalendosi degli strumenti e delle strutture esistenti, come il parco, potenziandone e migliorandone l’efficienza. Tutto ciò che vorremmo fare in più o di diverso non deve essere utilizzato come elemento di rottura ma solo e semplicemente elemento di discussione ad integrazione e completamento di una soluzione ancora migliore. E’ da scellerati, come diceva il sig. Dante in un post di qualche giorno fa, affossare uno strumento come il parco che attualmente è l’unico in grado di contrastare la RapaNuizzazione dell’elba. Si lavori pure per arrivare per aggiustamenti successivi ad “Un altro Parco” purchè non venga meno la missione di conservazione e salvaguardia del territorio del progetto e comunque, operativamente, non si immagini di arrivare al risultato passando attraverso l’azzeramento dell’attuale Parco. Se sciaguratamente ciò avvenisse, non verrebbe più permesso di costruirne un’altro, su questo non v’è dubbio e se ne deve essere pienamente consapevoli con tanto di assunzione di responsabilità perchè si parla di territorio e di ambiente, il bene comune per eccellenza. Ora però non trovo corretto tirare in ballo Yuri in modo indiretto e di striscio senza dirgli una cosa in chiaro: in riferimento al tuo ultimo post, “mollare” non è un termine consentito ad una persona che porta avanti con onestà intellettuale una cosa in cui crede soprattutto se attiene al sociale. Si cambia tattica, strategia, al limite si smanetta un po’ sulla carburazione, ma poi, rifatta la rotta, pari avanti normale ed alla via così. Non dimenticare mai che gli spazi lasciati vuoti dalle persone ammodo vengono quasi sempre riempiti dai mascalzoni. Trova il modo di portare sui tavoli giusti le tue idee ed esperienze, saranno indiscutibilmente sempre dei validi contributi; è quello che serve per migliorare le cose e fare del bene comunque.
G. Riccardo

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