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Marcello Meneghin – ACQUEDOTTI ELBANI


da
Marcello Meneghin – ACQUEDOTTI ELBANI


pubblicato il 10 Luglio 2010

alle
6:08

Riscontro a
idrico
Messaggio 16106 del 09.07.2010, 22:07
Provenienza: elba

Caro idrico.
Grazie tante per i nuovi interventi.
Io ho la sfrontatezza di asserire che ho una certa esperienza di gestione e progettazione di acquedotti e per questo mi sento di affermare che la rete di distribuzione elbana, della quale possiedo i profili longitudinale per tutte le tratte principali, è tutt’altro che semplice perché si è in presenza di acquedotti piuttosto modesti come portata totale e posti in territori molto accidentati e quindi non si giustificano interventi troppo sofisticati e costosi. Bisogna fermarsi a compromessi di metà strada tra un sistema razionale ed uno economico. Nel passato hanno fatto come afferma lei e cioè aggiungendo via via dei nuovi elementi senza una visione di insieme e cioè senza un vero progetto generale di partenza. E’ un po’ l’errore della gran parte degli acquedotti italiani.
Quindi la prima cosa da fare sarebbe ristudiare tutto l’insieme cercando di ridurre le pressioni di funzionamento che, soprattutto la notte, sono elevatissime (quando c’è acqua a sufficienza) e provocano perdite enormi soprattutto concentrate di notte. Ripeto però che la soluzione è tutt’altro che semplice per via del territorio altimetricamente molto accidentato con paesini relativamente piccoli sparsi qua e la’.
Secondo mè un rimedio efficace e fattibile in un tempo relativamente breve è trovare tanta acqua e buona e quindi, eliminate le perdite grosse man mano che si formano (e si formeranno sempre anche se si rifaranno le condotte) ma che sono poche, quindi trascurate quelle piccole che sono infinitamente tante, rimediare ai restanti difetti avendo a disposizione tanta acqua e buona. Ma c’è una cosa importantissima ed è questa: i giorni di crisi sono pochissimi al massimo quindici giorni o raramente un mese l’anno. Quindi confermo: vale la pena di fare reti eccezionalmente perfezionate e nuove? Non è meglio trovare il sistema per risolvere i problemi di questi quindici giorni? Sempre a mio parere la soluzione è chiara ed univoca: immagazzinare tanta acqua d’inverno e tenerla buona per quei 15 giorni estivi di cui sopra.
C’è un’altra circostanza che conferma quanto sopra: i quindici giorni di crisi, sia per l’Elba e sia per la Val di Cornia, portano a coincidere le maggiori richieste idriche col periodo estivo quando ci sono più presenze e quando, contemporaneamente, le falde vanno in crisi a causa della siccità. Tutto ciò conferma che all’Elba occorrono grandi enormi depositi. Tutto il resto non risolverà mai i problemi.
Quindi le operazioni da fare sono essenzialmente due: una immediata che risolva il problema contingente continuando, per il momento, ad utilizzare le attuali fonti, Val di Cornia compresa ed una operazione importantissima futura, molto futura, che consiste nel svincolarsi dal continente e rendere l’Elba autosufficiente. E’ solo in questa ultima fase che si puo’ e si deve pensare al grandissimo serbatoio! Invece risulta urgente costruire solo una piccola prima parte del serbatoio-galleria e risolvere il problema contingente: subito, subito!
Infine c’è una cosa essenziale: Non si può assolutamente ammettere che l’Elba sia priva della necessaria sicurezza di alimentazione idrica . Non esiste praticamente alcun acquedotto che sia privo di una qualche alternativa atta a subentrare in emergenza a guasti devastanti. Ma si immagina cosa accade se si rompe la condotta sottomarina? Ma si sa quanto tempo occorre per ripararla alla profondità in cui si trova? Secondo mè questa situazione è assolutamente inammissibile e non c’è cifra che tenga: bisogna avere qualche cosa di alternativo. Ed ancora vedo il serbatoio, non essendo pensabile di poter collegare l’Isola con una fonte del continente che sia diversa da quella della Val di Cornia e che costituirebbe la vera alternativa di sicurezza.
Per quanto riguarda le pompe a velocità variabile con inverter le dico che, in acquedotti grandi e di tutt’altro tipo, non ci si preoccupa di riuscire ad avere una pressione costante come dice lei ma si ottengono risultati eccezionali fornendo all’utente l’acqua ad una pressione che automaticamente varia minuto per minuto essendo tanto più elevata quanto maggiore è la richiesta. Ad esempio la notte quando i consumi sono bassissimi, anche la pressione è bassa. In questo modo lei non immagina nemmeno come diminuiscono le perdite in tutti gli acquedotti sia nuovi che vecchi! Al contrario l’utente alimentato razionalmente in questo modo non solo ha un servizio idrico ottimo a sua disposizione ma è anche spinto a consumare più acqua utile e a risparmiare quella inutile rappresentata essenzialmente dalle perdite. IL tutto si traduce in minori costi di esercizio e maggiori introiti per l’Ente gestore il quale deve far quadrare il bilancio ma può farlo a tariffe sostanzialmente basse. Cosa si fa invece nei tempi attuali? Si continua ad aumentare le perdite occulte che in Italia hanno raggiunto il 50% dell’acqua prodotta ma si continua anche ad aumentare le tariffe di vendita dell’acqua stessa!
Infine il problema della qualità dell’acqua che arriva nelle case degli elbani: è un problema importante che non affronto nemmeno ma che troverà soluzione solo quando l’elba sarà autonoma ed alimentata dagli enormi volumi idrici che vi piovono tutti gli anni, e lo abbiamo visto anche poco tempo fa.
Quanto sopra è, ovviamente, solo il mio modo di ragionare su acquedotti, suscettibile di ogni critica e suggerimento ed è quanto spiego in dettaglio nel mio sito [URL]http://altratecnica.it[/URL]
Marcello Meneghin

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