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Michelangelo Zecchini


da
Michelangelo Zecchini


pubblicato il 9 Novembre 2009

alle
7:43

[SIZE=4][COLOR=blue]NOMEN OMEN [/COLOR] [/SIZE]
[COLOR=darkred]Il nome è un presagio…? [/COLOR]

La toponomastica, o studio dei nomi di luogo, è una scienza molto complessa che presuppone un bagaglio culturale molto ampio. Ne devono far parte, fra l’altro, la padronanza dell’epigrafia, della paleografia e delle trasformazioni della lingua e dei dialetti italiani, nonché la conoscenza approfondita delle lingue dell’Italia antica ( dal latino classico e medievale al greco, dal leponzio all’etrusco, dal gotico al longobardo ) e dei correlati movimenti di genti e di popoli.
Se così non è, se pur privi di un’adeguata preparazione ci si fa prendere dall’ambizione di spiegare l’origine dei nomi di luogo, non c’è dubbio che si corra il rischio di un’analisi per paretimologie, cioè per accostamenti basati pressoché esclusivamente sulla forma e sul suono delle parole, e perciò errati. Per essere meno ermetico, propongo un esempio terra terra.
Il topònimo Fenicia/Feniccia – nota spiaggia di ciottoli granitici presso il porto di Marciana Marina – secondo l’interpretazione popolare, sollecitata evidentemente da riscontri fonetici e morfologici, è da associare ai Fenici. Che, però, con la ridente località non hanno niente a che vedere. L’esegesi scientifica è di tutt’altra natura : come ha evidenziato circa ottanta anni fa il grande glottologo Silvio Pieri ( Toponomastica della Toscana meridionale e dell’Arcipelago Toscano, 1969, edizione postuma ), ‘Fenicia’ deriva dal latino feniculum e si riferisce al finocchio, pianta erbacea che ancora oggi cresce nella zona.
Fatto questo esempio, mi vengono i brividi al solo pensare quali spiegazioni troverebbe la paretimologia se cercasse il significato dei topònimi ‘Favale’ e ‘Valle delle Fiche’, entrambi in quel di Rio nell’Elba; o ‘Segagnana’, in quel di Marina di Campo; oppure, per uscire dai limiti insulari, ‘Culécchio’ e ‘ Pàssera’, nel territorio di Siena.
La toponomastica, terreno di studio che ritengo al contempo affascinante e ostico, mi è abbastanza familiare in quanto indispensabile all’indagine archeologica; ma, proprio perché sono consapevole che è troppo alto il pericolo di scrivere stupidaggini, ho sempre preferito non occuparmene direttamente e affidare la ricerca a glottologi di alto livello. Ragione di più per esortare giovani e meno giovani – specie se provengono da aree disciplinari non di tipo ‘classico’ – affinché evitino la facile lusinga del ‘fai da te’ e si rivolgano a linguisti di conclamata professionalità (non rari nelle università toscane ) per una revisione scientifica del lavoro che intendono pubblicare.

[COLOR=darkblue]Michelangelo Zecchini [/COLOR]

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