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Una Ripresa Alternativa


da
Rio


pubblicato il 19 Aprile 2020

alle
16:19

[IMGSX]https://www.camminando.org/FOTO_25/agri.JPG[/IMGSX] Se ti prendi la briga di scorrere i vari interventi sulla ‘Ripresa Economica’ elbana, non ne trovi uno che consideri qualcosa di complementare, se non di diverso, ai profitti derivanti da attività turistiche ed una strategia di ripartenza diversamente dipendente da sovvenzioni ed interventi esterni. Non si ha traccia di proposte di ripresa che prevedano uno straccio di schema elaborato da chicchessia e tanto meno dalle associazioni di categoria ed organizzazioni elbane.
Senza parlare poi dei partiti politici locali tristemente silenziosi e palesemente incapaci di elaborare autonomamente una benchè minima linea strategica.
Se mai ce ne fosse bisogno, basta capire cosa ci sta succedendo oggi e perchè, non solo, ma anche che più andiamo avanti senza modificare il paradigma socio-economico e più la probabilità di essere messi ancora in ginocchio aumenta dato che le pandemie sono destinate a ripetersi probabilmente con frequenza maggiore.
Mi chiedo allora come sia mai possibile che una comunità che vive quasi esclusivamente di un’economia fragilissima e precaria quale quella dei servizi al turista, chiaramente la prima ad andare in crisi in caso di difficoltà dei settori produttori di beni reali, non faccia pressione perchè si pensi ad organizzare altre forme di reddito non così strettamente e tragicamente dipendenti dalle variazioni di capacità di spesa e di circolazione dello ‘straniero’ continentale.
Eppure gli elbani ne hanno di storia alle spalle ed esempi virtuosi, fino agli anni 60 la gente dell’Elba tirava avanti dignitosamente con ben altri tipi di lavoro e non era certo una comunità d’affittacamere, cuochi-muratori e bracconieri di servizi che alla prima difficoltà andava ad elemosinare contributi esterni.
No davvero, con altrettanta dignità e determinazione si rimboccava le maniche, faceva girare bene il cervello dove le volpate non trovavano posto ed individuavano il modo giusto di risolvere il problema a tal punto e cosi bene che hanno potuto lasciarci in eredità un patrimonio di beni inestimabile.
Quella gente ha pensato al futuro ed in particolare a quello dei figli e c’è riuscita, al contrario di questa generazione che ai figli lascia solo problemi e sfascio oltre che qualche soldo.
In seguito, distrutto e svenduto il patrimonio per quattro o cinque soldi, si è evoluta una comunità sempre meno disposta a lavorare con fatica per produrre beni reali, ma estremamente incline a offrire servizi che producano solo soldi da spendere e non sempre nel migliore dei modi.
Visto che il bene ed il futuro si può creare, i nostri vecchi ce l’hanno dimostrato che si può e come, perchè, mi domando, non sfruttiamo questa occasione in cui tutti in un modo o nell’altro ci poniamo il problema del domani, per utilizzare eventuali sovvenzioni non per ripristinare attività farlocche,ma per promuovere start-up ad esempio sulle energie alternative quali solare e fotovoltaico che potrebbero rendere l’isola quasi indipendente energeticamente? Sai quanti giovani potrebbero lavorare continuamente in questo settore se solo ci impegnassimo con un minimo di sforzo?
Quanti altri giovani troverebbero occupazione stabile e qualificata se fossero incentivate politiche di riqualificazione del territorio sia per agricoltura che per ripristino del patrimonio floro-faunistico?
E’ proprio così difficile immaginare che su un territorio così riqualificato, con una popolazione non piu quasi esclusivamente dipendente dal passo dei turisti, si possa operare un turismo pù qualificato e stabile nell’arco dell’anno?
Certo che tanta gente dovrà entrare nell’ordine di idee di studiare, imparare una professione, lavorare con competenza e fare del merito piuttosto che della scaltrezza il punto d’orgoglio, ma volendo si puo.
Caruggine

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