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Arch. Silvestre Ferruzzi da Arch. Silvestre Ferruzzi pubblicato il 29 Novembre 2009 alle 14:32
SCOPERTA L'ANTICA CHIESA DI PEDEMONTE di Silvestre Ferruzzi Localizzazione: latitudine Nord 42°45'45.8'', longitudine Est 10°08'30.2'' Altitudine: 460 metri I ruderi della Chiesa di San Benedetto (Giuseppe Ninci scrisse nel 1814 che «era la chiesa parrocchiale della terra di Pomonte») sono stati rintracciati lo scorso 21 novembre per merito delle ricerche storiche condotte dall’architetto Silvestre Ferruzzi e grazie all'aiuto materiale fornito da Susanna Berti, Fausto Carpinacci, Umberto Segnini, Giuseppe Giangregorio, Sergio Galli, Angiolino Galeazzi, Giampiero Costa, Gian Mario Gentini e Davide Berti, sulla base delle preziose indicazioni avute da Giuseppe Testa, l'unico abitante di Pomonte che ricordava l'esistenza della struttura, chiamata «Chiesa della Terra». Questa chiesa, la parrocchiale dello scomparso paese medievale di Pedemonte – il più elevato di tutta l'Elba, trovandosi a circa 470 metri di altitudine – non è esattamente orientata rispetto al consueto asse simbolico est~ovest, in quanto segue una direzione nord~est/sud~ovest e sue dimensioni sono di circa 11 x 4 metri; dai pastori fu trasformata in un «caprile» modificandone non poco l'aspetto originario ed eliminando l'antica muratura in «blocage» di calce, come avvenne anche per la chiesa di San Frediano al Tròppolo. Agli stessi pastori è dovuta la particolare suddivisione interna della struttura, che risulta così essere divisa in due ambienti resi comunicanti da un'apertura centrale. Una piccola porta si apriva forse sul lato destro, verso la vallata; colpisce l'accurata lavorazione delle bozze in granito presso la spalletta absidale, dove tra l'altro si osservano numerosi frammenti delle lastre di copertura in ardesia. Nel Duecento il paese era chiamato «Pedemonte» (ossia «ai piedi del monte») e, dal Trecento, «Pomonte» (contrazione di «Pedemonte; più letteraria è la derivazione dal latino «post montem», «al di là del monte»). Alta sul contrafforte che dal Monte di Cote e dal ventoso Passo di Bergo scende verso il mare di Corsica, la «terra» (ossia il «paese», come venivano chiamati gli abitati sino al XIX secolo) di Pedemonte era localizzata lungo il pendio sudorientale chiamato ancora oggi «La Terra» (come risulta dall'Estimo marcianese del 1573), in un'area particolarmente ricca di sorgenti e castagneti. Nel fondovalle esiste il toponimo «Cafaio», di origine longobarda («gahagi», «recinto»), che virtualmente potrebbe far rimontare l'origine del paese al VI secolo. Il nome «Pedemonte», testimoniato almeno dal 1260, compare in diversi atti notarili redatti a Pisa riguardanti in questo caso le mancate donazioni di falconi da caccia che, ogni anno, i Comuni elbani dovevano fornire all'Arcivescovo pisano. Nel primo di questi documenti, redatto dal notaio Rodulfino l'8 agosto 1260, si legge che Pedemonte, insieme agli scomparsi paesi elbani di Grassula, Latrani e Montemarciale (quest'ultimo sorgeva forse sui resti della cittadella etrusca di Monte Castello a Procchio, come rilevò Remigio Sabbadini agli inizi del Novecento), era debitore di tre falconi: «…de quibus falconibus post dictam promissionem fuit postea datus unus predicto domino et ideo diminuta est predicta summa de qua promissione camerario facta constat per scedam a me Rodulfino notario rogatam et pro quibus falconibus sindicus Archiepiscopatus ceperat olim sententiam contumacie contra Comunia de Ilba de quibus falconibus contingebat Comune Marciane falcones XI et Comune de Campo falcones XI et Comune Grassule falcones III et Comune Laterani falcones III et Comune Montis Marcialis falcones III et Comune Pedemontis falcones III.» Dal numero dei tre soli falconi in debito, si evince che Pedemonte era considerato tra i paesi più piccoli dell’Elba insieme a Grassula, Latrani e Montemarciale; interessante, tra l'altro, è notare che un antico toponimo (documentato dal 1573) presente sulla sinistra orografica della vallata di Pomonte, «La Falconaia», ricordi verosimilmente una postazione dove tali falconi venivano catturati. Circa le dimensioni dell'abitato, Giovanvincenzo Coresi del Bruno scrisse nel 1739 che «secondo le vestigie era di poche abitazioni, e per conseguenza di non troppi abitanti.» Dopo meno di un secolo (1814), Giuseppe Ninci annotò invece che Pedemonte «è stata una terra assai popolata» e «le sue reliquie si veggono dietro le montagne marcianesi.» Ma dalla documentazione medievale, in un atto del 1290 redatto dal notaio pisano Oddone Moriconi, possiamo anche ricostruire la composizione politica del Comune di Pedemonte, in cui si elencano i due sindaci Grimaldo Martini e Boninsegna Negroni, i due consoli Batto Napoleoni e Fetto Paoli, i due consiglieri Bonaguida Poloni e Gherardo di Giovanni, insieme al segretario Cecco Cagnoli. Un anno dopo, Bonetto De Orlandis, giudice e assessore del Comune di Pisa, nomina ancora una volta il paese di Pedemonte, facente parte, come altri borghi elbani, del Capitanato pisano: «Ego Bonectus de Orlandis iudex et assessor Pisani Communis cum consules et sindicos camerarios et consiliarios Communis Marciane Capoliveri Pedemontis Grassule et Rivi et Montismensalis capitanatus Ylbe sindicatus consulatus consiliaratus nomine pro ipsis Communibus…». Due toponimi presenti sulla sinistra orografica della vallata («Il Santo» e la «Grotta del Santo») evocherebbero strutture o rifugi eremitici; non a caso, in diverse località dell'Elba esiste lo stesso fenomeno etimologico (si pensi al «Santo» e alle «Piane di Santo» presso la Pieve romanica di San Lorenzo al Poggio, nonché al «Pra' di Santo» nella piana di Campo). Un settore a nord/est delle «Piane alla Terra» è chiamato «Il Frate», anche se in questo caso si tratta forse di un nome dato ad una grande roccia antropomorfa. Ma nella zona si ritrovano altri toponimi evolutisi in contesti chiesastici, documentati dal Trecento («Chiesse») e Cinquecento («Monacelle», «Aia alli Preti», «Monacesche»). Come già accennato, durante il Trecento si ha la mutazione del nome, che da «Pedemonte» si trasforma in «Pomonte». Testimonianza ne sono una serie di atti notarili del 1343 e del 1365 redatti dai notai Andrea Pupi da Peccioli e Luca di Jacobo da Vico Pisano; in essi si assiste puntualmente alla compravendita di terreni, di vigne e di abitazioni rurali, semplici mondi abbagliati dal sole che tramonta oltre la Corsica. Sappiamo così i nomi di alcuni antichi «pomontinchi» del Trecento, come Lippo di Andrea, Vannuccio e Biagino Benencasa, Fasino Blasulini, Balduccio Giunti, Viviano Pardi, Lambrosio Ristori, Saragone Socci, Barso Ubertelli e Sustana di Vannuccio. Il notaio Luca di Jacobo, nel 1365, rendiconta compravendite avvenute nel paese, firmate direttamente all'interno delle case appartenenti agli interessati: «Actum in Communi Pomontis in domo Fasini Blasulini de Pomonte presentibus Masseo Pardi de Iovi et Fasino suprascripto de Pomonte testibus ad haec rogatis…actum in Communi Pomontis in domo dicti Barsi presentibus Mactheo Benetti de Pisis et Lambrosio Ristori de Pomonte…». La popolazione di Pomonte non rimase indenne dall'epidemia di peste che nel 1349 colpì l’Italia, anno in cui furono decimati gli abitanti dell'Elba, tantoché i «pomontinchi» si ridussero al numero di 40 («Comune Pommontis remansit cum hominibus quadraginta et solvunt singulo anno Comuni Pisarum libras centum sexaginta…»); Capoliveri rimase con 169 abitanti, Campo con 50, Marciana e Poggio con 90. L'anno successivo, una sentenza del Senato di Pisa cita ancora una volta il paese: «Comune Pomontis: libras centum sexaginta denariorum pisanorum de quibus solvere teneatur supradictis dohaneriis ut supra pro sale percipiendo ab ipso Comuni libras octuaginta.» Il paese, come si evince dai citati atti notarili di Andrea Pupi (1343), possedeva uno «scaricatoio» (ossia una discarica) nel cosiddetto «Piano dei Sarghi» («Piano dei Salici»; in Corsica esiste il «Pian Sargincu»), mentre nelle vicinanze si trovava una località chiamata «Lomentata», che a giudicare dall'etimo latino («lomentum», «farina di fave») poteva indicare un'area coltivata a legumi. E ancora un toponimo fornito da Andrea Pupi («Carratigliano»), localizzato sul mare tra Chiessi e Pomonte, è ricollegabile al nome medievale «Carratello». Poco ad occidente si trovava l'assolata campagna di «Chiessi», toponimo documentato da Andrea Pupi nella forma «Chiesse» («…latus unum in terra Chiesse…»); il riferimento è inequivocabilmente alle piccole chiese (San Bartolomeo, San Frediano) che si trovavano lungo l'antico tracciato della lastricata «Via Pomontincha», come viene citata nella «Corrispondenza e affari diversi» (1816/1823), che collegava Pedemonte con Marciana. Ma il semplice misticismo della vallata non salvò le sue creature dalla fine d'ogni cosa; la distruzione, per l'antico Pedemonte, era ormai prossima. Nel 1534, Khair Ad Din – meglio noto come Ariadeno Barbarossa – distrusse il paese di Grassula sui monti di Rio, e probabilmente inferse un primo, micidiale attacco a Pedemonte, se prestiamo fede a quanto, due secoli più tardi, scrisse Giovanvincenzo Coresi del Bruno: «…si ritrovano anche le vestigie dell'altra terra situata dietro le montagne di Poggio e Marciana, opposta a Mezzogiorno, la quale è noto fosse anco questa disfatta da Barbarossa nel tempo che fece il simile a Grassera; il nome della quale è Pomonte, ovvero per montium o post montium ben è vero…». Il disastroso epilogo, la distruzione finale di Pedemonte avvenne ad opera dell'Armata turca di Torghud (italianizzato in Dragut) alleata con i Francesi contro Carlo V di Spagna e, conseguentemente, contro il granduca Cosimo I. Marcello Squarcialupi, storico piombinese a fianco dei Medici, nel suo reportage in tempo reale scrisse che giovedì 10 agosto 1553 «…si hebbe nuova di terra che l'Armata era a Marciana e presero Marciana e Campo et ritrovaro tutti li redutti et segreti dove erano le robbe e rubbaro, abbrusciaro e saccheggiaro e presero homini e donne e figlioli…», mentre solo tre giorni dopo «…in domenica all'alba si partiro dal Capo la Vite 70 galee e passaro larghe sopra la Ferraiuola e ritornaro a Marciana, a Campo e messero in terra a far carne e rubbaro e ruinaro quel poco che ci era rimasto…». In tale occasione il vecchio Pedemonte fu spettatore della propria, straziante agonia: Giuseppe Ninci, poco meno di tre secoli più tardi, scrisse amaramente che la «terra» di Pedemonte «fu distrutta dai Turchi nel 1553 dell'era volgare». Lo storico elbano così prosegue la concitata narrazione degli eventi: «L'istesse devastazioni soffrirono Poggio e Marciana, giacché i loro abitanti che mai avevan voluto abbandonare i propri abituri si erano ritirati, veduto il pericolo, sulle dirupate cime degl'alti monti che dominano quelle terre.(…) Quindi i feroci invasori dell’Elba rimbarcatisi sopra le galere, che si erano poste a costeggiare l'isola, si portarono al sud-ovest di questa riprendendo terra nella spiaggia di Pomonte, da dove andiedero ad investire e demolire il villaggio o terra di questo nome.» Vent'anni dopo questi accadimenti, nella zona rimanevano interessanti tracce toponomastiche registrate nell'Estimo marcianese del 1573: «Scalo di Pomonte», «Saline di Pomonte» e «Passatoio». Un altro toponimo, «Valle dei Mori», sebbene antico, è stato male interpretato a fini turistici per incrementare le suggestioni circa la drammatica fine di Pedemonte: i «mori» in questione – nel termine la «o» è chiusa – corrispondono a «muri», secondo un fenomeno fonetico più volte riscontrato all'Elba (come «Morota» per «Muruta» e «Pozzo al Moro» per «Pozzo al Muro», nel Campese). Presso il fondovalle si trova la già ricordata altura del «Poio» (toponimo documentato nell'Estimo marcianese del 1573), incuneata tra due corsi d'acqua che motivarono il nome «Colle ai Dutti» (dal latino «ductus», «condotto acquifero») dato al monte sovrastante. Oggi quasi nulla rimane dell'antico paese; tra la macchia fiorita, l'occhio intravede pietre sbozzate, muri e fondamenta di povere abitazioni. In alto, nel silenzio dell'azzurro, volteggiano falchi e nuvole luminose spinte dal maestrale, mentre il mare lontano inonda di luce dorata ogni cosa. Questa è l'eredità di Pedemonte. FONTI STORICHE: Atto notarile di Rodulfino, 1260 (Archivio Arcivescovile di Pisa) Atti notarili di Andrea Pupi, 1343 (Archivio Statale di Pisa) Provvisioni del Senato Pisano, 1350 (Archivio Statale di Pisa) Provvisioni del Senato Pisano, 1361 (Archivio Statale di Pisa) Atti notarili di Luca di Jacobo, 1363/1364 (Archivio Statale di Firenze) Estimo della Comunità di Marciana, 1573 (Archivio Storico di Marciana) Giovanvincenzo Coresi del Bruno, «Zibaldone di memorie», 1736 Giuseppe Ninci, «Storia dell'Isola dell'Elba», 1814 Corrispondenza e affari diversi, 1816/1823 (Archivio Storico di Marciana) Fortunato Pintor, «Condizioni economiche dell'Elba sotto i pisani», 1898 Paolo Ferruzzi, «Testimonianze dell'edificazione religiosa dopo il Mille», 1985 Silvestre Ferruzzi, «Synoptika», 2008
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OSSERVATORE RESIDENTE da OSSERVATORE RESIDENTE pubblicato il 29 Novembre 2009 alle 13:18
X GIULIO E PORTOFERRAIESE . NEL CENTRO STORICO MOLTI CITTADINI DI P.F. SE NE FREGANO DELLE REGOLE CHE NOI ABITANTI DOVREMMO RISPETTARE, ESEMPIO POSTI X DISABILI DAVANTI ALLA FERRAMENTA CELEBRINI USATO COME PARCHEGGI X ANDARE AL BAR KURSAL X VEDERE LE PARTITE O A BERE.POCHI TENGONO CURA DEI PROPRI IMMOBILI SIA I COMMERCIANTI CHE I PRIVATI , VEDI LE FACCIATE ,MURI , PORTONI ,CAVI TV , CONTATORI ACQUA ECC.. POI NELLA PICCOLA ZONA PEDONALE CI PASSANO AUTO E MOTORINI SENZA PROBLEMA . SI PARCHEGGIA DOVE CAPITA, CARTACCE CHE VOLANO DAI FINESTRINI DELLE AUTO, RAGAZZINI CHE SI DIVERTONO A DEGRADARE LA CITTA CON VANDALISMO. RICCORDO AI CITTADINI DI P.F. CHE NEL CENTRO STORICO PASSA CIRCA 50 VOLTE AL GIORNO IL MINI BUS GIALLO CHE VIAGGIA QUASI VUOTO. TUTTI VANNO IN CENTRO CON LE AUTO. SE UTILIZZATO IL BUS POTREMMO EVITARE PROBLEMI DI PARCHEGGIO NEL CENTRO. IO PENSO CHE GLI AMMINISTRATORI HANNO LE LORO COLPE ,MA NOI CITTADINI DOBBIAMO CAMBIARE MENTALITA. BISOGNA ESSERE PIU ATTENTI AI PROBLEMI E COLLABORARE PER MIGLIORARE TUTTA LA CITTA.
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Associazione Amici di Montecristo da Associazione Amici di Montecristo pubblicato il 29 Novembre 2009 alle 13:13
[SIZE=3] RIMANDATA LA FESTA DELLA TOSCANA [/SIZE] La Festa della Toscana, organizzata dal Comune di Portoferraio con la collaborazione delle associazioni, è stata sospesa per il maltempo. Quindi tutte le relative manifestazioni previste per oggi domenica 29 novembre 2009 in Piazza della Repubblica sono state sospese e rimandate a data da definirsi. Appena l’Associazione Amici di Montecristo, che collabora con il Comune di Portoferraio, sarà a conoscenza della data della prossima celebrazione, i soci e i simpatizzanti verranno pubblicamente informati.
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Per Destra da Per Destra pubblicato il 29 Novembre 2009 alle 12:48
Ebbene si ... Fini ha dato dello stronzo a chi mette in difficolta l'integrazione dei bambini stranieri nelle scuole , chi fa sentire diversi ...come una colpa a prescindere ...non essere Italiano ....,Caro amico mio i compagni di scuola dei miei figli sono tutti bambini meravigliosi ...che arricchiscono la loro vita Stranieri e non ... Quindi se ti consideri uno Stronzo perchè quando vedi un bambino straniero non vedi in lui un bambino ma una minaccia per la tua Italianità Bè ... Approvo !!!!!!!
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" esilarante " e " preoccupante " da " esilarante " e " preoccupante " pubblicato il 29 Novembre 2009 alle 12:48
Caro Direttore , leggo su Tenews ( domenica 29 novembre 2009 - 02.20 ) l'ennesimo comunicato della Segreteria Carlo Bensa ," esilarante " e " preoccupante " , che vuole rappresentare una realta' molto diversa dell'Elba . Io ho sempre le porte aperte , lascio anche la macchina aperta con le chiavi nel quadro , non ho problemi di nessun tipo con nessuno , probabilmente chi sta con le porte chiuse non vuole ricevere alcune persone che lo stanno cercando . Davvero esilarante la battuta sul " pizzo " che si dovrebbe pagare a quei 2 poveracci africani che sono presenti a volte quando si riporta il carrello del supermercato , ma io non ho nessun problema anche a mandarli via , ( " la mafia non esiste " ) . Mi sembra che l'inciucio ci sia stato sull' indulto , a cui la Lega era contraria , ma ora con il DDL sul processo breve e l'archiviazione e prescrizione di tanti procedimenti anche retroattivamente si vuole distogliere l'attenzione dalla corruzione , concussione , falsi in bilancio depenalizzati , evasioni fiscali reali , fuga di capitali all'estero , truffe varie , per dare tutte le colpe agli stranieri , se l'Italia va male ? ( " criminalità importata di matrice extracomunitaria e clandestina " ) . Per coerenza la Lega non dovrebbe votare il DDL sul processo breve e anzi ritirarlo , visto che lo ha presentato insieme al PDL . In Italia c'e' bisogno che venga fatta rispettare la Legalita' , agli Italiani e agli Stranieri , altro che emergenza Sicurezza . Tutti gli italiani vogliono andare in vacanza , ma i lavori piu' umili ormai vengono svolti dagli stranieri , la donna delle pulizie , il lavapiatti ecc. ed e' anche molto chic andare in crociera , ma anche li' , sulle navi italiane la maggior parte del personale , i camerieri , le donne delle pulizie sono stranieri , orientali , indiani , filippini , indonesiani , ecc . Non vorrei che il risveglio dall'anestesia , per gli italiani , fosse traumatico , anche qualche economista americano , ( e non solo il sottoscrittto , lo pensa ) , parlando della crisi in tv , ( che e' appena iniziata , il peggio deve sempre venire ) , alla tv la 7 , ha detto che gli americani e anche gli europei hanno vissuto e vivono al di sopra delle proprie possibilita' , grazie al debito pubblico , in ogni cosa contera' sempre di piu' chi ha le risorse , petrolio , oro , rame , ecc. e l'Italia sicuramente non e' ai primi posti . A proposito di " affossare l'economia e l'immagine dell’isola " attendiamo una riperimetrazione del Parco in vista di ulteriori espansioni urbanistiche di tutti i comuni elbani , tanto il Turismo non si fa con le attivita' ricettive , alberghi , r.t.a. , residence , ristoranti , ma con le case vacanza e le case popolari e l'affitto immobiliare a nero ? . Rimaniamo in attesa di proposte concrete sul "rilancio dell'economia e dell'immagine dell'isola " , dalla Lega di Carlo Bensa , dopo il tanto proclamato decreto di uscita dal Pnat , causa di tutti i mali dell'Elba ? . Ricordo negli anni scorsi , anche qui a Campo nell'Elba un'ordinanaza del Sindaco , che vietava la vendita degli ambulanti sulle spiaggie e nel frattempo ho scritto anche al Ministero dell'Interno per conoscere la data del ritorno al voto a Portoferraio , dopo che " il ricorso che e' stato peraltro accolto " , come da comunicato Segreteria Carlo Bensa , ma non ho ancora ricevuto risposta . Saluti Elbani Gimmi Ori
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WWW.LA DESTRA INFO da WWW.LA DESTRA INFO pubblicato il 29 Novembre 2009 alle 9:26
Fini e gli stronzi Pubblicato da admin in Opinione il 27 novembre 2009Salve, sono un “stronzo”, o almeno, ho scoperto di essere tale da quando la terza carica dello Stato, l’arrampicatore sociale per eccellenza, Gianfranco Fini, ha deciso per un giorno di fare il borgataro, mettersi un paio di jeans e dire parolacce. A ben vedere non sono l’unico, di stronzo, più o meno tutti lo sono nel partito in cui milito, la Fiamma Tricolore erede di quel Movimento Sociale Italiano di cui molti, soprattutto a destra, vorrebbero spegnere la fiamma, oppure rivalutarla a proprio uso e consumo dopo che non sono riusciti a farla morire (o relegarla in qualche armadio delle proprie miserie umane e delle proprie vergogne), il che è anche peggio. Dicevamo “stronzi”. Giusto. Le parole di Fini, il politico buono per rassicurare le paure e le fobie borghesi ed inorgoglire i conservatori doc ed ogni colonnello in pensione che si rispetti, hanno turbato la “destra”. Chi si interroga, chi si è offeso.Io, sinceramente, mi sento abbastanza sereno, come credo i miei camerati, non essendo ancora rimasto folgorato sulla via della teologia anti-nazionale, anzi mi tengo la dotta dizione finiana “stronzo” e me ne frego. È la mia spiccata sensibilità da “male assoluto” che me lo impone, quasi antropologicamente. Mi preoccupano invece i troppi miei connazionali che hanno ormai smarrita la capacità di guardare il potere negli occhi e non riescono manco più a riconoscerlo. E per loro è bell’apparecchiato il teatrino degli schematismi: immigrati tutti demoni o immigrati tutti angeli. Non se ne esce. La realtà è un’altra: non si può affrontare il problema dell’immigrazione a suon di stronzate. L’appartenenza non è una patente a punti; l’ottenimento della nazionalità non può considerarsi alla stregua della sottoscrizione di un abbonamento al cinema. Solo lo spirito mercantile imperante può concepirlo in tal guisa: ci sono da fare un sacco di affari, bisogna fare in fretta! L’immigrazione è una mannaia che quando si abbatte sui popoli crea disastri sia dalla parte di chi emigra sia da quella di chi accoglie. Impoverisce tutti…a parte chi maneggia la mannaia. E allora si tratta di capire ed individuare di chi è la mano che regge la mannaia. Ed è un bel comitato d’affari, che arruola esponenti politici, economici, confessionali e tecnocrati: si chiama MONDIALISMO! Mondialismo che è il rovesciamento del concetto di Impero, che è anti-Tradizione e di cui la GLOBALIZZAZIONE rappresenta solo l’aspetto economico-sociale-finanziario, perché il fine è il mercante che vuole divenire nuovo “imperatore”!. La Fiamma lo denuncia da sempre, ma è battaglia che porta pochi voti…meglio urlarsi addosso quattro slogan, sapete, nel piatto dell’immigrazione ci mangiano in tanti… Noi però siamo sempre irremovibilmente per la Comunità Organica di Destino, per il Popolo e per la Nazione, per l’identità e per la diversità, contro l’internazionalismo e l’omologazione, contro l’intolleranza egualitarista che porta ingiustizia, contro l’usura e l’alta finanza apatride. Ah, dimenticavo…una soluzione? Tagliare il business sull’immigrazione. Dirottiamo l’otto per mille della chiesa cattolica (che va in gran parte alla Caritas) e il 5 per mille delle organizzazioni che si occupano d’accoglienza (tutto l’indotto che vive del disagio dell’immigrazione) verso progetti governativi bilaterali di cooperazione, studio e sviluppo coi Paesi di provenienza, per creare prospettive di crescita nel luogo d’origine e/o vincolando parte dei contributi di chi lavora in Italia alla realizzazione di investimenti inalienabili in patria. Un tentativo, così, per provare… Fiamma Tricolore
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la torre da la torre pubblicato il 29 Novembre 2009 alle 9:08
Era una buia giornata di novembre, il lungomare era vuoto e silenzioso. Camminavo assorto nei miei pensieri. Quando arrivai sotto la scaletta che sale alla torre, mi accorsi, che la porta della torre ed il cancello erano aperti. Piano, piano salii le scale e arrivato davanti la porta chiesi: c’è nessuno? Nessuna risposta. Entrai la stanza era a forma cilindrica con un’apertura al centro che arrivava molto in basso, vidi due persone ,che come in mezzo ad una nebbiolina, camminavano verso una porta. Gli abiti erano strani, pantaloni larghi sembravano di pelle, stivali sotto il ginocchio una casacca rossa scarlatta e sopra una specie di gilet in maglia di ferro in testa un elmo con il paranaso. Raggiunsi la porta, che i due avevano appena varcato e dietro c’era una stretta scala a chiocciola. Raggiunta la fine della scala una stretta apertura dava verso l’esterno. La superai e mi trovai sulla sommità della torre. Vidi quello che doveva essere il cambio della guardia. Infatti i due, che avevo visto nella stanza di sotto, stavano prendendo il posto di altri due. Mi guardai intorno. Al centro dello spiazzo c’era una catasta di legna,forse pronta alle segnalazioni in caso di avvistamenti dal mare. Un braciere ardeva, la vicino, con due torce infilate tra le fiamme. I due guardiani erano intenti a scrutare il mare. Scesi di nuovo le scale ed andai verso la seconda apertura della stanza. Dopo una tortuosa discesa mi trovai a livello mare, da quella parte non c’era niente. Risali e usci dalla costruzione, vidi un’auto tornare verso il paese. Mi svegliai, era stato tutto un sogno. Ma mi chiedo quando potremo davvero visitare la torre.
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gruppo no tralicci terna da gruppo no tralicci terna pubblicato il 29 Novembre 2009 alle 7:56
Un recente studio, promosso dalla "Divisione ambiente ed energia del Parlamento Europeo" , mette in evidenza ulteriori rischi legati agli elettrodotti ad alta tensione. Di seguito inoltro il link tramite il quale leggere un articolo su questo tema. [URL]http://www.verdiveneto.it/spip.php?article2997[/URL] [URL]http://www.facebook.com/home.php?#/group.php?gid=135429904008&ref=ts[/URL]
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X Giulio da X Giulio pubblicato il 29 Novembre 2009 alle 7:21
Hai perfettamente ragione, bisogna che qualcuno prenda in mano la situazione, certo non il Lungo come lo chiami te, anche perchè ha dei consiglieri!! Te li raccomando. Allora se noi abitanti del centro e i commercianti cominciassimo a far sentir fortemente le nostre voci forse qualcosa cambierebbe, ma purtroppo quelli di Pza Cavour vogliono il traffico aperto, queli d P/za della Repubblica lo vogliono chiuso... e il risultato che il lungo e l'altro importato da Budrio ci sguazzano, e fanno come li pare. Inca.....moci una buona volta ma TUTTI INSIEME
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ELETTRODTTO INTERRATO da ELETTRODTTO INTERRATO pubblicato il 29 Novembre 2009 alle 6:00
A GENTILE RICHIESTA DI CHI C'ERA ALLA RIUNIONE DELL'ELETTRODOTTO E HA VISTO LA FOTO DEL GOLFO DI PORTOFERRAIO RIELABORATA CON ALCUNI DEI PILONI (SOLO 7 SU 24 ) SI POTREBBE PUBBLICARE DIRETTAMENTE LA FOTO ? NON SO CHI CE L'HA ,SE TELETIRRENO O.....MA E' IMPORTANTE CHE VENGA PUBBLICATA DIRETTAMENTE LA FOTO PERCHè QUELLA CHE CORREDA L'ARTICOLO DI TENEEWS E' POCO CHIARA LA GENTE FORSE VEDENDO CHE SCHIFO VERRA' , SE NON SI RIESCE A FARE QUALCOSA IN TEMPO INCOMINCERA' A ESSERE PIU' PARTECIPE . UNA GENTILE RICHIESTA ANCHE A TE FABRIZIO : PERCHE' NON FARE UN "VIVERE L'AMBIENTE " SU QUESTO TEMA ????
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ELETTRODOTTO NO AEREO da ELETTRODOTTO NO AEREO pubblicato il 29 Novembre 2009 alle 5:54
VOGLIO DIRE A MARINI CHE IO IL GABIBBO L'HO CHIAMATO PER LA STORIA DELL'ELETTRODOTTO MA MI HANNO RISPOSTO CHE HANNO TANTISSIME RICHIESTE E CHE NON SANNO SE POTRANNO VENIRE FORSE SE FACCIAMO LA STESSA RICHIESTA IN TANTI C'E' QUALCHE SPERANZA IN PIU' MI RIVOLGO AL NUMEROSO GRUPPO DI FACEBOOK PERCHE' VADA SUL SITO DI STRISCIA E FACCIA LA RICHIESTA DI INTERVENTO LO STESSO SI POTREBBE FARE X LE IENE
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DICO Informa da DICO Informa pubblicato il 29 Novembre 2009 alle 5:51
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GIULIO da GIULIO pubblicato il 28 Novembre 2009 alle 18:22
Il Lungo dice: "L'inizio della decadenza del centro storico di Portoferraio è iniziato quando si è cominciato a spostare le funzioni tradizionali (???)". Mah?!? A me sembra che sia inziato grossomòdo da quando lui è stato eletto sindaco per la prima volta... Fra poco, in centro ci rimarranno solo quelli del comitato antimusica... E comunque, se aspettiamo che 'l problema del centro storico lo risolva 'l Lungo, hai voglia a be' òva...ci viene 'n collo come 'no struscìno... Lui vive sulla su' nuvoletta rosa...ci empie 'l cervello di discorsi... Se qualcuno 'un gli mòlla du' urli nell'orecchi a fallo casca' di sotto pe' vede' se si sveglia 'n po'...è 'n bel casino... 🙂
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meglio col gommone da meglio col gommone pubblicato il 28 Novembre 2009 alle 17:23
COMPLIMENTI A TOREMAR: VISTO CHE IL BIGLIETTO LO PAGHIAMO ANCHE BENE, VISTO CHE GLI ORARI LI FATE COME C.... VI PARE, NON DICO DI METTERCI IL TAPPETO ROSSO SULL'INGRESSO DELLA NAVE, MA ALMENO NEL BAGNO UN PO' DI SAPONE E UN CENCIACCIO PE' ASCIUGASSI, E CHE CA..O!!!! SCUSATE LO SFOGO!!!!! MA NON E' LA PRIMA VOLTA, E NEMMENO LA SECONDA!!!!! ALTRO CHE INFLUENZA SUINA, SE IL VIRUS PASSA DA QUESTE NAVI SCAPPA PRIMA LUI!!!!!
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FESTA DELLA TOSCANA da FESTA DELLA TOSCANA pubblicato il 28 Novembre 2009 alle 16:45
[SIZE=4][COLOR=darkblue]AMICI DI MONTECRISTO [/COLOR] [/SIZE] [COLOR=darkred]A tutti i soci e simpatizzanti [/COLOR] Invito per la Festa della Toscana_[COLOR=darkblue]Domenica, 29 novembre 2009 [/COLOR] a Portoferraio, in Piazza Cavour e/o Piazza della Repubblica si terrà la Festa della Toscana. Tema del 2009: Arti, Culture, Futuro. Orario 11.00 - 13.00 e 15.00 18.00 . Il Comune di Portoferraio ha organizzato le Festa con la collaborazionedelle associazioni. Ha previsto, per tutta la giornata, attività artistiche delle varie associazioni (musica, danza, pittura, scultura, fotografia, teatro ) e un'animazione musicale nel pomeriggio a partire dalle ore 15. Spettacoli e proiezioni a cura delle diverse associazioni: Elba danza. Danzamania, MusicantoElba, Non Solodanza, Filarmonica Giuseppe Pietri. Partecipano alla Festa della Toscana all'interno degli stand espositivi molteplici associazioni, fra cui l'Associazione Amici di Montecristo. I soci e i simpatizzanti sono invitati con familiari e amici.* [COLOR=darkblue]Associazione Amici di Montecristo [/COLOR]
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Elbanotizie da Elbanotizie pubblicato il 28 Novembre 2009 alle 16:41
[SIZE=4][COLOR=darkblue]UNITI CONTRO TUTTI GLI SCEMPI [/COLOR] [/SIZE] L’incontro organizzato dal comitato contro i tralicci, si è svolto nel sala della provincia. Erano presenti i rappresentanti delle categorie economiche il sindaco di Rio Alto Danilo Alessi. In forze il comune di Portoferraio con due assessori Marotti e Rizzoli e il sindaco Peria che da il meglio di se come incassatore. Assenti , previsti, gli ambientalisti e il Parco. No c’era Tozzi e si può capire, magari è impegnato a Roma in qualche trasmissione. E’ stato un vero peccato, sembra che lui abbia un buon rapporto con quelli di Terna. Si capisce meno l’ assenza della direttrice del Parco Zanichelli. Si è sentita, proprio la sua assenza e soprattutto quella del suo zainetto. Il lavoro fatto dal comitato è stato importante. Lo si è campito non solo da come era stata preparata la sala, ma anche dal riassunto fatto dal i presidente Rampini che ha ricostruito la vicenda. Alla fine della mattinata alcune cose sono apparse chiare , altre incomprensibili. ( leggi su [URL]www.Elbanotizie.it[/URL])
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per Giovanni da per Giovanni pubblicato il 28 Novembre 2009 alle 12:59
Grazie Giovanni, per le belle parole espresse nei nostri confronti!!!! siamo le ragazze dello staff youritaly che finalmente trovano un po' di conforto dopo numerose sterili critiche infondate. E quindi grazie di cuore da: elisabetta pisani martina giardini maurizia germanà bozza christelle mander graziella sciacca caterina caia michela cianfrini cristina conti alice frateschi menny turco milena costarelli laura gianmoena barbara rachele bisso marigia loglisci luca sambuci alessandro cappellini cristiano nerozzi barbara l.g. in cappellini ludmila babiuc GRAZIE
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Taglio treni per l'Elba da Taglio treni per l'Elba pubblicato il 28 Novembre 2009 alle 12:43
TRENI: perché la Lega Nord non chiede al “suo” viceministro il ripristino delle fermate a Campiglia e le coincidenze da e per l’Elba? Invece dell’inutile querelle con il presidente del consiglio d'istituto (“vicenda politica?") ci piacerebbe sapere da Carlo Bensa (Segreteria Provinciale della Lega Nord per l’Indipendenza della Padania Sezione Arcipelago Toscano Isola d’Elba) quali sono le sue proposte sulle scuole di Portoferraio , visto che sono presenti tanti immobili di proprietà dello Stato. Inoltre, considerati i tagli delle ferrovie e gli aumenti dei prezzi dei biglietti, attendiamo che la Segreteria Carlo Bensa chieda al “loro” Viceministro Roberto Castelli il ripristino delle fermate dei treni a Campiglia e le conseguenti coincidenze da e per l’Elba : non è l'isola più grande della Padania? Ma a proposito di razionalizzazione delle ferrovie: perché non si dà il buon esempio dall'alto? Perché, intanto, non si tagliano i compensi e le buone-uscite milionarie dei manager? Nel frattempo, tuttavia, restiamo in attesa di conoscere: 1) quando sarà promulgato lo statuto speciale per l'Elba; 2) quando arriveranno i soldi portati dal federalismo fiscale (per fine anno?); 3) la data del ritorno al voto per le elezioni comunali di Portoferraio ("dopo il ricorso che è stato peraltro accolto "); 4) il decreto di uscita dal Pnat, come da comunicato (tante volte) della Segreteria Carlo Bensa. Saluti Elbani, Gimmi Ori
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commerciante da commerciante pubblicato il 28 Novembre 2009 alle 12:02
Peria, come al solito, tante chiacchiere e per giunta ,ora ,si e'aggregato anche il Rizzoli. Ambo!!!!!
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marco da marco pubblicato il 28 Novembre 2009 alle 11:37
In riferimento all' articolo del Tirreno riportato nel mio post precedente, ho rintracciato in un mio blog sull' energia questo articolo postato il 17 agosto 2009. lL fotovoltaico è «agricoltura» di Gian Paolo Tosoni (sito ilsole24ore) La produzione di energia elettrica da parte delle imprese agricole è attività connessa ai sensi dell'articolo 2135 del Codice civile. E come tale richiede il rispetto del cosiddetto "principio della prevalenza". In sostanza l'attività fotovoltaica per il legislatore e l'amministrazione finanziaria è sostanzialmente analoga, ad esempio, alla produzione del vino con uve che devono essere ottenute prevalentemente dal proprio vigneto. L'agenzia delle Entrate è così intervenuta con la circolare n. 32/E del 6 luglio 2009 per indicare quali siano i criteri da seguire per determinare la prevalenza dei prodotti propri ottenuti dall'azienda agricola in confronto a quelli acquistati presso terzi e utilizzati per la produzione di energia. Come è noto l'articolo 1, comma 423, della legge n. 266/05 e successive modifiche, dispone fra l'altro che la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili agroforestali e fotovoltaiche, effettuate dagli imprenditori agricoli, costituisce attività connessa ai sensi dell'articolo 2135 del Codice civile e rientra nel reddito agrario. La norma prevede quattro tipologie di energia da fonti rinnovabili che si possono ottenere in agricoltura e più precisamente: energia elettrica, calorica, carburanti e prodotti chimici. L'energia elettrica e calorica possono essere ottenute da risorse agroforestali oppure fotovoltaiche; le produzioni agricola e zootecnica necessarie sia per la fabbricazione di energia elettrica e calorica, ma anche per il biodiesel e per i prodotti chimici devono essere ottenute prevalentemente dall'azienda agricola. Non rientra nel settore agricolo la produzione di energia da fonti eoliche e nemmeno da risorse idriche e cioè mediante lo sfruttamento di salti d'acqua. La citata circolare n. 32/E delle Entrate ricorda che la produzione di energia rientra in agricoltura a condizione che l'impresa agricola produca direttamente più del 50% delle risorse agroforestali necessarie per la produzione del biogas il quale a sua volta alimenta l'impianto di produzione di energia elettrica. Relativamente agli impianti fotovoltaici fissa una superficie minima di terreno coltivato pari ad un ettaro per ogni 10 kW di energia prodotta, fatta salva la franchigia di 200 kW la cui produzione è agricola in ogni caso (si veda l'apposito articolo in questa pagina). L'inquadramento della attività di produzione di energia nell'ambito dell'agricoltura ha ovviamente riflessi importanti per effetto delle particolari agevolazioni ivi previste. In primo luogo la classificazione agricola dell'attività comporta la tassazione ai fini delle imposte dirette sulla base del reddito agrario che si traduce in nessuna tassazione aggiuntiva tenuto conto che il soggetto che coltiva il terreno comunque dichiara la rendita catastale. A questo riguardo ha rilevanza la natura giuridica del soggetto che svolge la produzione di energia. Ai fini previdenziali il titolare dell' attività mantiene la qualifica di coltivatore diretto o imprenditore agricolo professionale e i lavoratori dipendenti vengono inquadrati nel l'ambito dei contributi agricoli unificati. Per tutte le altre normative fiscali e contributive il soggetto rimane inquadrato nell'agricoltura e così ad esempio può accedere alle sovvenzioni nell'ambito dei piani di sviluppo rurale, può costruire fabbricati strumentali senza il pagamento del contributo di costruzione eccetera.
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