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IN AQUA SALUS da IN AQUA SALUS pubblicato il 10 Maggio 2016 alle 3:05
[COLOR=darkblue][SIZE=5]CONDOTTO….QUELL’ACQUA NON SA DA BERE. [/SIZE] [/COLOR] Ing. Meneghini è apprezzabile che un professionista come lei si preoccupi di uno dei grandi problemi Elbani quale l’acqua e che metta a disposizione delle nostre Amministrazioni la sua indiscussa esperienza per la futura sete degli Elbani. Una decina di anni fa dopo varie “Conferenze dei Servizi” si è decisa la costruzione di un invaso di raccolta acqua per l’agricoltura, antincendio e potabile ricavato da una cava dismessa in Loc. Condotto e il 24.11.2011 con Rogito Notarile l’Amministrazione di Portoferraio ha acquistato quella cava inutilizzata a 150mila euro circa con una opzione di bonifica da parte della parte cedente (ved. Rogito Notarile. Atto pubblico). Di quella bonifica non si trova nessun documento di messa in sicurezza dell’area così come non si hanno ricordi e riscontri visivi. Negli anni passati c’è stato molto interesse su quella strana decisione di realizzare lì un invaso di stoccaggio acque anche perché se si esclude una piccolissima sorgente, non vi è nulla che possa riempirlo se non acque meteore o pomparla da valle dai pozzi della Loc. Orti per poi filtrala al bisogno, dopo mesi di acquitrino paludoso, e rimetterla nelle tubature. MA SI E’ PENSATO ALLE DIFFICOLTA’ E AI COSTI? NON SI POTEVA FARE UN INVASO A VALLE VICINO AI POZZI DEGLI ORTI? Un comitato della sanità si è interessato per anni del problema e ha fatto anche un convegno sulla pericolosità di quel sito. La situazione di quel laghetto è inquietante, intrigante e molto complesso perché sulla scena appaiono varie Amministrazioni, imprenditori, ditte private, consulenti e chi più ne ha più ne metta, ma ciò non esclude che se fosse attivato quell’invaso si potrebbero avere forti ripercussioni sulla salute pubblica. Il laghetto è un bacino di circa 70mila mc. figlio di escavazioni realizzatesi nel tempo per estrarre calcare che è stato svuotato dal liquido stagnante che appestava l’ambiente circostante e di quel sciolto asportato non si sono trovate documentazioni per il suo smaltimento. Da memorie storiche e da quanto raccontano i residenti anziani della zona, agli inizi del 2000 in quella cava dismessa ci è finito di tutto e anni fa un testimone presente al sotterraggio fece precise rilevazioni, poi comunicate ai Dirigenti Comunali del settore, che a 20 metri di profondità dal piano calpestabile, furono seppelliti materiali molto inquinanti. La direzione dei lavori del Gestore insieme a tecnici del Comune fece degli scavi con una ruspa il cui braccio non arrivava certo alla profondità che si richiedeva di sondare. Sarebbe stato utile, visto la gravità del dubbio, se si fossero fatti dei carotaggi con attrezzature idonee a scandagliare profondità superiore ai 7/8 metri del braccio di una ruspa. L’assurdità lampante di un semplice cittadino della zona e attento all’ambiente quale sono, è che NON si costruisce un invaso per acqua potabile in una cava dismessa proprio sotto a una fiorente attività di calcestruzzo che per ciclo di lavorazione deve pur lavare la sabbia, il ghiaino, i mezzi di trasporto e le betoniere. Secondo i tecnici comunali e del Gestore dove va a finire quell’acqua dopo il lavaggio? Dove va a finire l’acqua servita anche alla cava in essere di colle Reciso che guarda caso è proprio sopra al laghetto del condotto? I Portoferraiesi in un prossimo futuro non avranno l’acqua per dissetarsi benché hanno pagato milioni di euro per questa bacinella che se si indagasse riserverebbe molte sorprese. Agli abitanti della zona invece resta una strada dissestata quasi impraticabile per la posa della tubazione che dagli orto porta al laghetto che nessuno ha riportato alle origini dopo i devastanti scassi per la posa. L’assessore Bertucci è stato più volte invitato ma forse non ha un mezzo adatto per affrontare quella strada. Di tutto questo se ne parlerà al prossimo convegno della Fondazione Elba? Diego Basile.
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