Per non dimenticare
Olocausto, per non dimenticare
Anche lโorrore รจ memoria. E ogni giorno รจ giusto per ricordare. Oggi, forse, di piรน.
Era il 27 gennaio del 1945 quando le truppe sovietiche entrarono ad Auschwitz e scoprirono lโabominio dei campi di concentramento nazisti.
Molti non sapevano che a casa, nel paese del socialismo reale, altri milioni di esseri umani non venivano sterminati dal gas nervino, ma dal freddo siberiano per volere supremo di Stalin.
Nella Germania hitleriana uomini, donne e bambini dovevano morire per la purezza della razza. Nella Unione sovietica uomini, donne e bambini dovevano morire per costruire un impero.
Oggi il mondo commemora i primi, mi auguro non dimentichi i secondi. E come loro tutte quelle persone che dalla fine della Seconda Guerra Mondiale hanno subito lo stesso destino nella lontana Cambogia e nella vicina ex Jugoslavia.
Ricordo ancora il gelo che provai quando accompagnato da Janka, la mia guida magiara, sono entrato nel Museo del Terrore di Budapest. Allโingresso due steli di marmo vicini, uno rosso, lโaltro nero riflettono come uno specchio la storia e la tua immagine.
Il palazzo che ospita lโesposizione, al numero 60 di Andrร ssy ut, รจ stato prima la sede dei nazisti ungheresi, poi quello dllโAVO e dellโAVH, le organizzazioni terroristiche comuniste.
Dentro non cโรจ solo la Storia, cโรจ lโinumana umanitร . I televisori propongono in continuazione vecchi filmati in bianco nero: sono immagini crudeli di deportazioni, di violenza di assassini.
Alle pareti volti di persone che lโhanno subite. E non sono piรน tornate.
Ho sfidato le telecamere di sorveglianza e con un mano ho toccato una delle divise naziste conservate nel museo.
Sul bavero aveva le croci uncinate. Era pulita, morbida, soffice.
Ma sapeva di morte.
Mai piรน.
