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Non avevano fatto lo scontrino del caffรจ .... da Non avevano fatto lo scontrino del caffรจ .... pubblicato il 22 Gennaio 2012 alle 18:53
Evasione fiscale, Dolce&Gabbana devono pagare 229 milioni di euro a Equitalia E' quanto prevede la condanna della Commissione tributaria provinciale di Milano, secondo cui i due stilisti hanno portato all'estero i loro marchi per sfuggire al Fisco italiano In attesa dei successivi gradi del giudizio amministrativo, la legge obbliga al pagamento immediato di due terzi della sanzione: Dolce & Gabbana riceveranno cosรฌ nei prossimi giorni una cartella Equitalia da 229 milioni, e dovranno pagarla personalmente, perchรฉ lโ€™accusa di evasione ha colpito proprio loro e non le societร  di cui sono proprietari. Lโ€™operazione contestata dal fisco รจ da manuale, al punto che la sua linearitร  non appare allโ€™altezza della rinomata creativitร  dei due protagonisti. Fino al 2004 Dolce e Gabbana erano personalmente proprietari dei marchi del gruppo, che cedevano in uso alle societร  operative a fronte del pagamento di royalties variabili, comprese tra lo 0,5 per cento del fatturato per i profumi e il 2,5 per cento per abbigliamento e accessori. Queste royalties erano tassate come reddito personale dei due cittadini italiani, quindi assoggettate allโ€™aliquota del 45 per cento. Ma proprio nel 2004 i due hanno pensato bene di vendere i marchi a una societร  lussemburghese appositamente costituita, la Gado Sarl, che a sua volta ha stipulato il contratto per la licenzia dโ€™uso dei marchi con lโ€™italiana Dolce&Gabbana srl. Lโ€™accordo, valido per dodici anni, prevedeva il pagamento di royalties pari a una percentuale del fatturato tra il 3 e lโ€™8 per cento, ma con un minimo garantito di 54 milioni allโ€™anno, destinato a crescere ogni anno non meno del 7 per cento. Il vantaggio fiscale รจ evidente. In primo luogo la tassazione lussemburghese per quelle royalties era del 4 per cento, anzichรฉ del 45 per cento pagato in Italia. In secondo luogo il livello delle royalties sale di colpo rispetto al livello pagato in precedenza ai due stilisti come persone fisiche, il che equivale a ottimizzare il trasferimento di reddito in Lussemburgo, visto che lโ€™innalzamento delle royalties corrisponde con tutte evidenza a una riduzione degli utili (tassati) della Dolce&Gabbana srl. Gli occhi dellโ€™Agenzia delle Entrate hanno messo a fuoco il prezzo di vendita dei marchi, fissato in 360 milioni di euro, e giudicato dagli ispettori del fisco troppo basso. A prima vista, pagare 360 milioni una cosa che ti rende almeno 54 milioni il primo anno (il 15 per cento del capitale), cifra crescente del 7 per cento annuo per i successivi 11 anni, sembra un ottimo affare. I due stilisti avevano fatto le cose in piena regola, con tanto di perizia della prestigiosa Price WaterHouse Coopers, che aveva valutato i marchi 355 milioni. Il difensore di Dolce e Gabbana, lโ€™avvocato Lorenzo Piccardi dello studio ex Tremonti, ha negato che ci si trovasse di fronte al cosiddetto โ€œabuso di dirittoโ€, e ha difeso la correttezza dellโ€™operato degli stilisti. [URL]http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/21/dolce-gabbana-pagano-229-milioni-a-equitalia/185423/[/URL]
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