(da ilfattoquotidiano)
La fuga. Schettino รจ tra i primi ad arrivare al Giglio, sulle banchine del porto. Lui e moltissimi membri dellโequipaggio. A bordo resta praticamente solo il primo commissario di bordo quello che, al contrario degli altri, farร il suo lavoro, verrร trasformato in eroe. Lui resta e aiuta i passeggeri a trasferirsi sulle scialuppe, ma gran parte del resto dellโequipaggio รจ giร sulla terra ferma, in salvo. Il bar, lโunico del porto, il Caffรจ Ferraro, riapre la saracinesca per aiutare i naufraghi.
Schettino sale su un taxi. Tra le persone gigliesi, cosรฌ si chiamano gli abitanti dellโisola, arriva sul molo anche un tassista. Eโ a lui che il comandante, in abito bianco pronto per la cena di gala, si rivolge. โMi porti lontano da quiโ. โComandanteโ, risponde il tassista, โio la posso portare a casa mia, questa dโinverno รจ unโisola desertaโ. Cosรฌ il tassista porta a casa il capitano e gli prepara un caffรจ.
Le telefonate dalla Capitaneria di porto di Livorno. Schettino, che รจ frastornato, ma non sotto choc, riceve tre telefonate in serie. Eโ sempre la Capitaneria di porto di Livorno che lo chiama. Lโufficiale in servizio alla sala operativa non riesce a capire. โCome capitano, lei non รจ sulla nave?โ. โNo, non sono sulla nave e non ci tornoโ. Unโaltra telefonata. โCapitanoโ, dice il funzionario di turno, โordini superiori mi riferiscono di dire che lei deve tornare sulla sua naveโ. โNon ci tornoโ. La terza telefonata, racconta il tassista, รจ concitata. Urlano da Livorno, urla Schettino. Sempre con le stesse ragioni. Il comandante a quel punto si fa accompagnare sulla banchina, ma sale sulla prima barca che lo porta a Porto Santo Stefano. Sulla nave non ci tornerร .
