[SIZE=4][COLOR=darkblue]MONTECRISTO E IL VELENO PER RATTI NERI: NESSUN PERICOLO PER L’AMBIENTE? [/COLOR] [/SIZE]
Montecristo, l’Oglasa dei Romani, l’isola degli eremiti e di S. Mamiliano, l’isola del mistero e del tesoro di Dumas, è entrata da tempo nell’immaginario collettivo ed è ammirata come pochi altri posti al mondo anche da chi non ci ha mai messo piede. Proprio perché è un’isola tanto famosa, penso che sia giustificato l’interesse generale per ogni atto che la riguarda, anche il più banale. Dalla sfera dell’usualità si discosta - non c’è dubbio – l’intervento di eradicazione dei ratti neri programmato per i prossimi mesi dal Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.
Carlo Gasparri di recente e Yuri Tiberto un mesetto fa hanno dato voce a dubbi e perplessità su un’operazione di cui sono noti gli scopi (senz’altro encomiabili) ma di cui non appaiono scontate le conseguenze. Il progetto prevede, in estrema sintesi, l’eliminazione del Rattus rattus, specie nociva all’ecosistema, mediante l’uso di bocconi avvelenati, in cui una piccola dose (5 milligrammi) di un potente topicida chiamato ‘Brodifacoum’ è nascosto da una foderatura di granaglie e/o pellet , dall’odore dolciastro e allettante per topi ma anche per altri animali.
Esaminando il “Piano di eradicazione”, si apprende che su quasi tutta la superficie dell’isola (saranno risparmiate la fascia costiera e le zone presso i torrenti) verranno sparse per mezzo di un elicottero oltre 20 tonnellate di esche contenenti in totale poco meno di un kg e mezzo di principio attivo. La scheda di sicurezza diffusa dalla ditta produttrice del ‘Brodifacoum’ afferma, se ho ben capito, che basta l’ingestione di 5 milligrammi di veleno per far morire un topo, nel giro di 4-5 giorni, di emorragia interna. Nell’isola sarà calato e distribuito un quantitativo di veleno (a qualcuno sembrerà un nonnulla e ad altri un’enormità, dipende dai punti di vista) tale da eliminare, almeno in teoria, decine di migliaia di ratti (ma si può sapere quanti ce ne sono?).
Cosa succederà ad altri animali (capre, gabbiani, serpenti, falchi, barbagianni, conigli, insetti, rane ecc.)? Saranno tenuti lontani dalle esche grazie ad accorgimenti particolari oppure abboccheranno e creperanno dolcemente colpiti da emorragia? E certe specie esclusive di Montecristo – è il caso di piccoli gasteropodi terrestri – non correranno alcun pericolo o c’è il rischio di una loro estinzione? E la flora? E il mare dove il ‘Brodifacoum’ finirà per riversarsi? E quanto ne sarà recuperato per essere distrutto e quanto ne rimarrà sul suolo? E qual è l’emivita del veleno che la ditta definisce ‘persistente’ sotto il profilo della degradabilità? Per quanti anni e in quale misura potrà far sentire i suoi effetti negativi? Si può sapere, nel dettaglio, come si intende ovviare al fatto che, come asserisce la ditta, “il principio è altamente tossico per gli organismi acquatici” e cosa si farà per “evitare che il preparato defluisca nelle acque di superficie o sotterranee, nel suolo”?
Non mi sembrano domande inopportune, tanto più che sono riferite a un’isola straordinaria oggetto di tutela integrale. Ad esse il Parco ha l’obbligo di dare una risposta pertinente e senza divagazioni. Perché Montecristo non è del Presidente, né del Direttore, né del Consiglio Direttivo, bensì del mondo intero.
Infine, un’annotazione doverosa: Carlo Gasparri (lo conosco e lo apprezzo da 40 anni) non è tipo da creare allarmismi, ma è persona dotata di alto senso civico che lo spinge a manifestare fondate preoccupazioni su problemi di pubblica rilevanza. Preoccupazioni che in questo caso appartengono anche ad altri, compreso il sottoscritto.
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Michelangelo Zecchini [/COLOR]
