Numeri che il professore di Varese ha ereditato dal Cavaliere di Arcore, e dal suo ministro dellโEconomia. I dati, resi noti dallโIstat mentre il presidente del Consiglio varcava i portoni della Cancelleria di Berlino, dicono che il deficit pubblico del 2011 viaggia sulla strada giusta: nel terzo trimestre รจ sceso ben sotto il limite del 3 per cento, raggiungendo il 2,7 per cento rispetto al Pil. Lโavanzo primario, al netto degli interessi corrisposti sul debito pubblico, รจ salito a oltre 6 miliardi e mezzo di euro, con un miglioramento di oltre 2 miliardi rispetto allo stesso periodo del 2010. Le entrate, fiscali e non, sono aumentate. Le spese correnti sono diminuite dello 0,4 per cento nel terzo trimestre, e nei primi nove mesi lโincremento รจ modesto, intorno allโ1 per cento.
Sono tutte cifre e tendenze che dimostrano un fatto: il bilancio della Repubblica italiana รจ saldo, posto sotto controllo dalle manovre a ripetizione targate Berlusconi-Tremonti. Di piรน: sui conti pubblici devono ancora dispiegarsi gli effetti della manovra di Ferragosto, che non ha fatto in tempo a insistere sul terzo trimestre. Dunque, i conti miglioreranno ancora. Se il deficit dei primi nove mesi รจ al 4,3 per cento, lโinevitabile buon risultato del quarto trimestre sicuramente porta il rapporto indebitamento-Pil sotto il 4 per cento a fine 2011. I dati conclusivi si conosceranno fra un paio di mesi, ma in una recente intervista Giulio Tremonti (nella foto) ha detto di aspettarsi una cifra finale migliore delle previsioni ufficiali del 3,8 per cento. La strada per il pareggio di bilancio nel 2013 รจ stata dunque imboccata.
Il rapporto deficit-Pil del 2,7 per cento รจ non soltanto in decisa riduzione rispetto a quello dello stesso periodo 2010 (era del 3,5 per cento), ma rappresenta anche il miglior risultato dal 2008 ad oggi. Lo stesso vale per il deficit dei primi nove mesi. E nonostante il momento difficile dellโeconomia reale, hanno continuato a crescere le entrate correnti, comprese quelle delle imposte - in particolare le indirette, come lโIva - e compresi i contributi sociali. Sono diminuite le spese per gli stipendi del pubblico impiego e per gli investimenti; sono purtroppo aumentate notevolmente quelle relative agli interessi su Bot, Btp ed altri titoli dello Stato.
Non sono questi i primi numeri ยซbuoniยป della finanza pubblica, resi noti in questo scorcio di gennaio. Anche il fabbisogno di cassa dello Stato ha visto un evidente miglioramento nel 2011. Nessuno, neppure la cancelliera Angela Merkel, puรฒ negare che lโItalia abbia fatto le cose giuste sul fronte dei conti. Siamo fra i pochi in Europa ad aver raggiunto simili risultati in un anno difficile come il 2011.
Certo, dallโaltra parte del tavolo la signora Merkel puรฒ sciorinare dati eccezionali. Il disavanzo tedesco 2011 รจ sceso allโ1 per cento dal 4,3 per cento del 2010. E la crescita dellโeconomia, pur inferiore al record del 3,7 per cento del 2010, ha raggiunto il 3 per cento nonostante lโarretramento dello 0,25 per cento registrato negli ultimi tre mesi. Non cosรฌ bene andranno le cose questโanno: persino per la Germania le previsioni parlano di una crescita ยซanemicaยป, mezzo punto percentuale o giรน di lรฌ. Secondo le stime dei tre istituti statistici di Italia, Germania e Francia, lโeconomia starebbe affrontando in questi mesi una ยซfase recessivaยป, per poi registrare un andamento ยซstagnanteยป nel secondo trimestre del 2012.
Resta da lavorare, in Italia, sul fronte della spesa. Sono soltanto sette i Paesi europei dove la spesa pubblica รจ piรน alta della nostra, in rapporto al Pil. Ma questo รจ dovuto, per lo piรน, alle uscite che servono per remunerare il debito pubblico. E si capisce allora quanto possano far male interessi al 7 per cento, come quelli che si pagano da diverse settimane sui titoli decennali.
ร questo il vero effetto spread.
