“Ancora con queste manovre? ancora interventi che sfruttano la crisi per creare condizioni utili a far guadagnare le banche? Ma basta! Che problema c’è? Usciamo dall’euro e svalutiamo: con una svalutazione del 60% torneremmo competitivi eccome!”
Sapete bene che sono un tipo che preferisce confidare nell’intelligenza dell’interlocutore e spiegare le cose con le buone, ma quando poi ci si accorge che una via non funziona è meglio provarne un’altra. Usiamo quella spietata dei numeri, che magari ci aiutano a renderci meglio conto del significato delle parole:
L’Ignolandia, un bellissimo Paese dell’area euro, decide di uscire dalla moneta unica per gestire la crisi economica senza dipendere da un “moneta estera” eterogestita da una banca centrale sulle cui dinamiche non può intervenire, stufa del ricatto dei Paesi forti che pretendono un rigore non necessario. Decide insomma di liberare i propri cittadini del giogo dello straniero, e farli vivere come davvero meriterebbero.
Dal 1 gennaio ad Ignolandia viene istituito il Tallero, il cui valore per convenzione viene fissato pari all’€. Nessun trauma da changeover per i cittadini. Chi guadagnava 1500€ di stipendio ora guadagnerà 1500 Talleri, semplicemente (e finalmente) liberi dalla gestione centrale europea.
Effettuato il concambio passiamo a quella benedizione economica che è la svalutazione: si è detto, affinché fosse efficace, di svalutare del 60%: et voilà servita una bella operazione che permette di vendere con facilità tutti quei beni che abbiamo a magazzino: la svalutazione infatti consente agli stranieri di trovare molto allettanti i prezzi di ciò che le imprese di Ignolandia hanno da vendere, il che la fa diventare un mercato molto attraente per tutto ciò che ha da vendere… già… ma una volta venduto ciò che era stato prodotto gli abitanti di Ignolandia devono preoccuparsi di produrre dell’altro… vediamo un po’:
svalutando del 60% oggi 1 € equivale a 2,50 talleri ( rispettando la proporzione 40:100) quindi la benzina che costava 1,7 € al litro oggi costa 4,25 talleri al litro. Il lavoratore da 1500 talleri al mese spende oggi per fare un pieno di benzina da 50 litri 212,5 talleri, ma chissenefrega qui si parla di competitività industriale, dunque veniamo al sodo: servono 1,90 talleri per comprare 1 dollaro (considerando un cambio a 1,31 tra EUR/USD) quindi:
un barile di petrolio costerebbe 189,9 talleri invece che 99,5 dollari o 75,95 €
l’acciaio costerebbe 1054 talleri alla tonnellata invece che 423€
l’alluminio 3945 talleri la tonnellata invece che 1577€
il rame semilavorato 17255 talleri la tonnellata invece che 6900€
e così il frumento, la soia, il mais, lo zucchero e il caffé
A parte il marmo, di cui Ignolandia vanta ancora buone disponibilità, tutto il resto diventa carissimo per imprese che vendono alla svelta, certo, ma fatturano in talleri. L’azienda elettrica nazionale, ad esempio, da quando ha iniziato ad emettere bollette in talleri fa molta più ftaica a fronteggiare il suo debito di 45 mld€, e ha dovuto rincarare le tariffe dell’elettricità, raddoppiandole di fatto; non molto diversamente è andata alla compagnia telefonica nazionale. “Si potrebbe svalutare di nuovo” dice qualcuno, dimenticando la situazione del debito pubblico: Ignolandia aveva un debito di circa 2000 mld€ prima del cambio di moneta, a fronte di un PIL di circa 1600 mld€ oggi il PIL è cresciuto a 1900 mld talleri grazie al più rapido giro d’affari, ma il debito essendo pari a 2000 mld€ (i contratti precedenti alla conversione erano ormai stipulati in euro) é diventato pari a 5000 mld di talleri, portando il rapporto debito/PIL al 263% le città sono tappezzate di inviti a comprare il debito pubblico e sottoscrivere i più svariati BTPday, ma i risparmiatori faticano già abbastanza a pagare le loro rate di mutuo, stipulato in euro e che nel caso del cittadino medio, vede la rata di 400€ (pari a 1000 talleri) pesare molto più di prima sullo stipendio: da un quarto dello stipendio, la rata vale ora due terzi…
Tra mutuo, bolletta elettrica, bolletta telefonica e benzina il cittadino di Ignolandia si ritrova impoverito violentemente e all’improvviso e -passata la fase di sconforto- inizia la fase della rabbia verso una classe dirigente sprecona che non ha saputo gestire la nuova moneta e la sua svalutazione competitiva, lasciando il popolo alla fame, il Paese al default e le imprese nazionali insolventi.
La questione è semplice: non esistono ricette magiche, o artifici e inganni che consentano di vivere al di sopra delle proprie possibilità indefinitamente. Il conto sul tavolo prima o dopo arriva e rimandarlo significa farlo arrivare più salato.
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