Caro Francesco, tu scrivi siamo in mano alle banche. E sarebbe giร preoccupante aver messo l'intero paese in mano ai banchieri ed ai poteri finanziari. Ma come se non bastasse, per quanto passino assolutamente nell'indifferenza ho postato molti messaggi che descrivono come funziona il nostro paese, cosa รจ la dilapidazione dei nostri soldi, delle nostre tasse, delle nostre pensioni- senza essere professori e senza nozioni di fisica nucleare, ogni comune cittadino puรฒ e deve rendersi conto che non รจ possibile pensare di essere competitivi e di rilanciare la nostra economia fin quando ognuno non sarร pagato per quanto vale e per quanto produce. E' una semplice somma, che alla fine porta ad un semplice risultato, quanto costa e quanto รจ competitiva l'Italia. Infatti nonostante manovre, tagli, ipotetiche riforme, tasse......, leggiamo che l'anno prossimo siamo in recessione. Presto necessiterร un'altra manovra sempre senza niente di concreto, tangibile ed istantaneo che rilanci l'economia. Si devono abbattere i costi, quindi ridurre le tasse, incentivare l'occupazione, liberalizzare il mondo del lavoro. Sull'art.18 ad esempio, a cosa serve???? Sotto i quindici dipendenti oggi si puรฒ licenziare, eppure questa soglia rappresenta la piccola e media impresa con milioni di posti di lavoro, stabili. Nessuno ha intenzione di licenziare un dipendente produttivo dopo averlo specializzato nelle mansioni e nel sistema aziendale.
Aggiungo un ulteriore contributo:
Stipendi pubblici da nababbo dall'Anas al casinรฒ comunale
I compensi dorati pagati dai contribuenti: l'amministratore unico dell'ente stradale incassa 500mila euro l'anno, il direttore dei tavoli di campione ne prende 420mila
di Stefano Zurlo - 21 dicembre 2011, 08:17
I nostri soldi. I loro stipendi. Sono i presidenti, gli amministratori delegati o unici - sulla terminologia della nomenklatura cโรจ grande fantasia - i direttori di enti, partecipate, controllate di Stato, comuni e frammenti vari della pubblica amministrazione.
Un mondo ovattato, che una volta a grandi linee si definiva il parastato, un potere discreto allโombra dei cento palazzi, una casta nella casta che non sta in prima linea ma nelle retrovie. Lontano dai riflettori. Eppure questi signori hanno retribuzioni elevate, talvolta altissime e, soprattutto, bravi o no intascano i nostri soldi.
I grand commis, definizione abusata, e piรน in generale i manager pubblici gestiscono realtร diverse. Alcune in piena efficienza, altre disastrate; spesso questi personaggi, con ottime entrature nel mondo dei partiti, guidano veri e propri colossi. Dunque, almeno in qualche caso, le retribuzioni hanno sulla carta una loro logica. I numeri perรฒ fanno una certa impressione. Il presidente dellโAnas Pietro Ciucci, il custode delle nostre strade, porta a casa cinquecentomila euro. Piรน altri duecentocinquantamila euro alla voce retribuzione variabile. Il totale รจ di settecentocinquantamila euro lordi. Per la cronaca il decreto salva Italia, appena varato dal governo Monti, aveva, anzi avrebbe fissato un tetto invalicabile a quota 311 mila euro. Piรน o meno lo stipendio del primo presidente della Cassazione. Ma allโultimo minuto il decreto รจ stato svuotato perchรฉ si รจ aperta nel tetto una botola larga cosรฌ: sono รจ previste deroghe per le posizioni apicali. Insomma, la via di fuga รจ aperta.
Le retribuzioni lievitano. Dal Nord al Sud. DallโAnas al Casinรฒ di Campione. Campione dโItalia ma anche di incassi per lโamministratore delegato e direttore Carlo Pagan. Per lui lโasticella รจ fissata a quota 420 mila. Niente male per un manager che รจ espressione di un consiglio dโamministrazione in cui si ritrovano il comune, le province di Lecco e Como e le relative camere di commercio. La giustificazione per il superstipendio รจ molto semplice: Pagan, che arriva dalla roulette di Venezia, non ha paracadute: se cade, deve arrangiarsi. E con la casa da gioco in rosso per 20 milioni il futuro รจ nuvoloso. Ma per ora lโad resta in quota.
Come i supermanager che guidano le partecipate dal Comune di Roma. Un poker di societร : lโAma, che si occupa di rifiuti e ha 8 mila dipendenti; lโAtac, la piรน grande azienda di trasporti dโEuropa, una cittadella con 13 mila abitanti; Risorse per Roma e Roma metropolitane. Salvatore Cappello, ad di Ama, viaggia, tutto compreso, intorno a quota 350 mila; Carlo Tosti di Atac sta sulla linea dei 267 mila; Roberto Diacetti di Risorse Rpr รจ a 185 mila; Federico Bortoli di Roma metropolitane รจ a 225 mila. Cifre importanti, ma nellโera Veltroni chi guidava le municipalizzate stava meglio. Poi Gianni Alemanno ha fissato un tetto, a 350mila euro, e i manager si sono piรน o meno adeguati. Piรน o meno. Molti hanno accettato la riduzione, ma Gioacchino Gabbuti, ad di Atac Patrimonio, รจ rimasto oltre la linea dei seicentomila. Altro che tetto. Il suo reddito รจ equivalente a quelli di una trentina di autisti dellโAtac.
Difficile capire i criteri. Il presidente dellโIstat, il professor Enrico Giovannini, guadagna 270mila euro. Giovannini, per la cronaca, era uno dei saggi che avrebbe dovuto ricalcolare gli stipendi di deputati e senatori parametrandoli sulla media europea. Un lavoro interrotto bruscamente, perchรฉ il Parlamento ha rivendicato la propria autonomia e si taglierร a modo suo le buste paga. Giovannini prende meno, molto meno, del direttore dei Monopoli di Stato Raffaele Ferrara che in un anno incassa 474 mila euro.
