[SIZE=4][COLOR=sienna]ARREDO CENTRO STORICO: ERRORI E CONFUSIONI DI RUOLI [/COLOR] [/SIZE]
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di Giovanni Muti [/COLOR]
La vicenda dei โvasoniโ collocati nel centro storico non รจ un problema grave perchรฉ, potrebbe essere risolto in una mezzoretta di lavoro: il tempo di far arrivare un camion, caricarli e depositarli in Calata Italia dove il rimando al passato industriale della cittร e piรน legittimo; dove si era giร tentato di faro negli anni sessanta con il Grattacielo, che esibendo un falsa struttura in ferro, pretendeva di ricordare, a chi sbarcava allโElba, passato il industriale della cittร .
Tutto quindi potrebbe andare al proprio posto in poco tempo. Stessa cosa, non si puรฒ dire per i ruoli allโinterno della โCasa Rosadaโ. Parliamo del ruolo del Sindaco , del responsabile Ufficio Tecnico e dellโ Assessore al Decoro. Ruoli che appaiono confusi.
Eโ poco credibile che il tecnico comunale abbia deciso di quellโarredo contro la volontร del Sindaco, che deve poi decidere e firmare; e senza il parere dellโAssessore al Decoro, non essendo possibile immaginare unโ arredo senza decoro. Quello che puรฒ fare il tecnico รจ preparare il progetto perchรฉ questo รจ il suo lavoro. Sta poi agli amministratori decidere.
E nel momento cui studia il progetto, il tecnico, non puรฒ che farlo a partire dalla propria formazione culturale. Eโ quasi certo che Parigi appartenga a quella schiera di architetti che concepiscono lโurbanistica e lโarchitettura non solo come strumenti per organizzare in modo razionale lo spazio deve lโuomo deve vivere , ma come un vero e proprio linguaggio attraverso il quale lasciar trasparire messaggi. Nel nostro caso sembra esser che lโuomo non perda il contatto con il proprio passato. Questa impostazione, puรฒ esser discussa ma รจ legittima. Quello che fa un artista nel momento della creazione, che sia un pittore o un musicista, puรฒ farlo anche un architetto
Quello che รจ invece preoccupante รจ la confusione di ruoli nelle amministrazioni pubbliche . E questo si verifica sempre piรน spesso, e non solo a Portoferraio, perchรฉ i tecnici, o meglio gli architetti, che hanno responsabilitร nella pianificazione del territorio , non trovano allโinterno degli enti sponde culturali con cui interagire.
E quindi non si limitano , come dovrebbero, a tradurre in termini urbanistici la volontร politica degli amministratori, perchรฉ no esiste, ma si trovano costretti, proprio per loro superiore preparazione, a fare scelte che non competono loro. E quando le hanno fatte le spiegano agli amministratori i quali, sia per la complessitร della materia e del linguaggio, salvo rare eccezioni, hanno difficoltร a capire e si limitano ad annuire. Salvo successivamente prenderne le distanze
Di fatto, questi tecnici esercitano un potere che nessuno ha dato loro. E lo fanno tagliando, di netto, il nesso tra la volontร dei cittadini e chi li rappresenta. La cosa รจ grave perchรฉ non si tratta del mancato rispetto di un etichetta, ma dellโannullamento del principio su cui si regge il sistema democratico. Il quale, prevedendo la formazione delle decisioni attraverso un percorso collettivo di confronto /scontro, rende piรน probabile la scelta giusta.
