Lun. Apr 20th, 2026

Homepage

Lascia un messaggio

 
 
 
 
 
 
I campi con * sono obbligatori.
Il tuo messaggio sarà online dopo l'approvazione della Redazione di Camminando.
Ci riserviamo il diritto di cancellare o non pubblicare il tuo messaggio.
Pensioni, LE LORO da Pensioni, LE LORO pubblicato il 2 Dicembre 2011 alle 17:20
Paghino tutti, giovani e vecchi. Da Francesco Boccia, Pd, e Nunzia Di Girolamo, Pdl, deputati giovani e molto affiatati parte la crociata bipartisan: tagliamo pure i vitalizi ma per tutti, dichiarano, non siano penalizzate solo le nuove generazioni. «Non è giusto che per anzianità di servizio ci siano ancora dei privilegi che non saranno toccati. Inizino Fini e Schifani a tagliarsi le pensioni maturate». La verità arriverà entro il 15 dicembre. In un incontro che si è tenuto ieri alla Camera, con i questori e i deputati dell’apposita commissione (presidente Giuliano Cazzola), si è decisa la road map sul futuro pensionistico della casta. Martedì la commissione approverà il suo documento in materia. Mercoledì si riuniranno i questori di Camera e Senato. Poi la delibera passerà il vaglio degli uffici di presidenza. Dal primo gennaio 2012 si cambia: rendita solo dopo i 60 anni e sistema contributivo come per la pubblica amministrazione. Però, dopo le tensioni, prende corpo l’idea avanzata dal questore Antonio Mazzocchi di un sistema contributivo progressivo. Perché, spiegano, il parlamentare «è l’unica categoria lavorativa che comincia con un’aliquota ed esce dal mondo del lavoro con la stessa aliquota, senza avere scatti». Non a caso, alla riunione qualche perplessità è stata espressa per la decisione di innalzare da subito a 60 anni l’età di pensionamento di chi col vecchio sistema avrebbe goduto del vitalizio al compimento dei 50. Qualcuno, come Cazzola, avrebbe preferito innalzare quell’età in maniera progressiva. Il finiano Nino Lo Presti ha proposto di valutare la possibilità di concedere a chi «aveva costruito un’aspettativa di vita» sulla pensione a 50 anni (e la riceverà a 60), la possibilità di chiedere la restituzione dei contributi versati, ma rinunciare del tutto al vitalizio. Ad ogni modo, l’iter procede spedito nel solco della linea tracciata da Fini e Schifani, ma le polemiche non accennano a diminuire. C’è chi ha ventilato l’ipotesi di dimissioni di massa entro l’anno. Anche se dopo le sfuriate in Transatlantico, non c’è neanche un deputato che ammette di volere mollare la poltrona entro il 31 dicembre 2011 per evitare la mannaia in vigore da gennaio. Avanza, invece, il partito del ricorso: la causa legale per mantenere lo status quo. Singola o di gruppo, perché, ragionano alcuni off the records, è sempre possibile fare ricorso se una norma viene modificata a metà strada. Tradotto: questo Parlamento, eletto nel 2008, deve arrivare a naturale scadenza nel 2013, e allora perché non rinviare i tagli dopo? Niente da fare. A Montecitorio sono furibondi: «Ci cambiano le regole del gioco e abbiamo tutto il diritto di difenderci», è la giustificazione degli irriducibili del vitalizio. Per i ricorsi sarebbero già stati ingaggiati super avvocati.
Attendi...