[SIZE=4][COLOR=darkred]Elba in ginocchio per il maltempo [/COLOR] [/SIZE]
[COLOR=darkblue]«Chiarezza sui ritardi nell’erogazione dei finanziamenti
e sugli interventi urgenti e di lungo periodo previsti dalla giunta» [/COLOR]
«Chiarezza sui ritardi nell’erogazione dei finanziamenti e sugli interventi urgenti e di lungo periodo previsti dalla Regione a vantaggio dell’Elba»: sono queste, insieme a una valutazione sullo stato idrogeologico dell’Isola, le domande principali che il Consigliere regionale del Pdl Marco Taradash rivolge alla giunta regionale con un’interrogazione urgente che giunge all’indomani di un evento alluvionale che ha messo in ginocchio la principale isola dell’arcipelago toscano. Ci sono state disfunzioni nel sistema di protezione civile? Ritardi nei finanziamenti? Sottovalutazioni? Qualunque sia la risposta, sarà la Regione a doverla fornire dinanzi all’aula del Consiglio regionale dove approderà con ogni probabilità nella prima seduta utile dell’assemblea toscana. «All’alba di lunedì 7 novembre scorso – scrive Taradash per ricostruire i fatti – l’Isola d’Elba è stata colpita da un fenomeno temporalesco particolarmente violento che ha provocato l’esondazione del fiume Alzi e di altri piccoli torrenti. I maggiori danni sono stati registrati nel comune di Marina di Campo, dove migliaia di metri cubi di acqua si sono riversati nelle strade. L’acqua è arrivata fino ai primi piani, un metro e mezzo di fango ha portato via tutto con gravissime conseguenze anche per i cittadini, fra cui il decesso di un’anziana signora e il ferimento di altre cinque persone».
L’origine e soprattutto gli effetti dell’evento sembrano potersi ricondurre a una serie di concause: «“La protezione civile della provincia di Livorno – inizia Taradash – aveva trasmesso un’allerta meteo nelle prime ore di venerdì fino alle 20 di domenica 6. Niente si diceva sulle prime luci dell’alba di lunedì, quando si è poi scatenato l’inferno”, come riferito dal sindaco di Campo nell’Elba Vanno Segnini. Risulta che la protezione civile presso la Provincia di Livorno non sia in grado di garantire l’operatività 24 ore su 24, nonostante la struttura abbia ricevuto negli ultimi anni ingenti finanziamenti per l’ammodernamento tecnologico. Secondo una corrispondenza del quotidiano Il Tirreno, “un uomo solo si è preso la briga di controllare l’evoluzione della perturbazione in arrivo sull’Elba, il coordinatore dell’associazione intercomunale di protezione civile dell’Elba occidentale, Gianmario Gentini. E’ lui che ha monitorato gli schermi della sala operativa della Pila che dopo le 20 di domenica, terminata la prima allerta meteo, avrebbe potuto essere chiusa. E’ lui che all’alba è andato a controllare i livelli dei fossi e poi si è attaccato al telefono, ha lanciato l’allarme e messo in moto quella macchina dei soccorsi che ha tratto in salvo decine di persone rifugiate sui tetti, sugli alberi o attaccate alle cancellate delle abitazioni per evitare di essere travolte dall'acqua che, rotti gli argini intorno alle 6.30, ha cominciato a invadere l’abitato raggiungendo anche il metro e mezzo d’altezza”».
Non solo. Taradash ricorda anche le dichiarazioni del sindaco di Marciana Anna Bulgaresi secondo la quale ci sarebbero responsabilità che affondano le loro radici negli anni: «“Dieci anni fa – scrive l’esponente del Pdl riportando un virgolettato giornalistico del sindaco – c’è stato lo stesso problema. I finanziamenti previsti dovevano arrivare e non sono ancora arrivati. Il ministero sembra averli erogati alla Regione, ma nei Comuni non è ancora arrivato nulla né all’autorità di bacino. Qui è necessario fare presto, perché poi quando succedono queste cose è già troppo tardi”». Vero. Proprio per questo adesso Taradash chiede spiegazioni, ovvero: «Se quanto riportato risponda al vero, se vi siano state disfunzioni nel sistema di protezione civile, se vi siano ritardi nell'erogazione dei finanziamenti già decisi, quale sia la valutazione della giunta regionale sul sistema idrogeologico dell’Isola d’Elba, quali interventi urgenti e di lungo periodo siano previsti».
