[SIZE=4][COLOR=darkblue]Amici da tutta Italia e dal mondo mi chiedono la stessa cosa: [/SIZE] [/COLOR]
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[SIZE=6]โMa che succede all'Elba?โ [/SIZE] [/COLOR]
Basta scrivere su Google: โIsola d'Elba protestaโ che vengono fuori 125.000 risultati che coinvolgono praticamente tutte le categorie. Si va dalla manifestazione contro i tralicci dell'elettrodotto di Terna all'appello degli agricoltori contro i danni subiti dai cinghiali; dalla protesta dei musicisti contro le restrizioni ai concerti di musica dal vivo, alla protesta di professori, genitori, studenti e precari contro i tagli alla scuola o la carenza di aule; dalla protesta dei cacciatori contro le trappole per i cinghiali messe dall'ente Parco, a quella degli agricoltori a favore dell'eradicamento degli stessi; dalla protesta per rivendicare prezzi piรน bassi nei passaggi marittimi a quella dei disabili che non potevano salire sul traghetto per il Giglio; dalla protesta dei detenuti per la carenza di servizi e igiene a quella di SOS Elba contro gli scempi urbanistici e ambientali; dalla protesta contro lo smantellamento dell'ospedale, a quella contro l'accorpamento degli otto comuni ad uno.
Pur nell'eterogeneitร delle rivendicazioni tutte queste proteste hanno qualcosa di solido che le unisce: l'amore incondizionato per la propria terra di ogni orgoglioso elbano. Si muovono sui social network, in assemblee e manifestazioni di piazza. Rivendicano la specialitร dei diritti dettata dal disagio di un'esistenza isolata. Gridano la necessitร di una maggiore autonomia e di agevolazioni fiscali. Stanchi di vedere i loro soldi attraversare il mare per non far piรน ritorno, e stanchi di vedere la loro terra gestita da poteri remoti ignari delle realtร locali.
Tutte queste problematiche li rendono sempre piรน forti e coesi, pur riconoscendosi come popoli diversi. Essi si definiscono elbani nell'emergenza ma pretendono di essere di volta in volta riesi o campesi, marcianesi o longonesi, piaggesi o capoliveresi, marinesi o ferrajesi, e con incrollabile fierezza fanno di questi campanili un vanto. Ma non per ignoranza, piuttosto per la grande forza delle loro differenze storiche e culturali, per l'incredibile dignitร delle loro radici e tradizioni, per la salubre goliardia degli sfottรฒ reciproci.
Ma quando l'indignazione sale e l'invasore appare subdolamente dietro le trame di losche innovazioni, ecco che spariscono i campanilismi e le piccole scaramucce intestine e l'elbano si riscopre popolo battagliero e invincibile. Forse il solo dei popoli italiani ad aver fatto una vera rivoluzione e ad averla splendidamente vinta. Sono passati 212 anni da quel giugno di sangue in cui centinaia di soldati francesi trovarono la sconfitta e la truce morte nella Battaglia di Procchio. Tutti uniti e in perfetto sincrono, i popoli di Marciana e Poggio, di San Piero e Sant'Ilario, con il supporto degli inferociti Capoliveresi assetati di vendetta per il Sacco subito, grazie ai moschetti e ai cannoni prestati loro dagli spagnoli di Longone. Dapprima assediarono Portoferraio, dove si nascondevano giacobini ed emissari dei dominatori francesi, prendendola a cannonate, nel mentre le navi corsare badavano a interrompere le comunicazioni dal mare; poi attaccati da 24 navi da guerra misero in atto una strategia degna dei migliori generali, andando incontro al nemico che marciava dritto verso i paesi, accoppandolo coi favori del buio dalle fitte macchie, fino a ricacciarlo a mare.
Oggi queste pagine di storia, in parte occultate per lo smacco dei francesi, sono andate quasi completamente perse o dimenticate. Quella rivolta degli elbani scoppiata per un aumento delle tasse rimane perรฒ uno degli eventi piรน gloriosi di questo popolo indomito e tenace fatto di granito e sale, di ferro e di vino. Oggi le proteste si svolgono al passo coi tempi. Nascono gruppi su Facebook che poi s'incontrano nei bar e infine sfilano indignati per le strade della loro โcapitaleโ.
Non ci saranno piรน bagni di sangue e di follia, ma il patrimonio genetico di questa specie autoctona รจ cosรฌ ribelle che ogni potere supremo, venga esso da Livorno, da Firenze, da Roma o da Bruxelles, dovrebbe studiare questa storia ed ammirare i sani principi di questo popolo pieno di coraggio.
Oltre tremila anni son passati da quando gli sfruttatori giunsero all'Elba ad estrarre rame e ferro usando la forza lavoro degli abitanti del posto e di schiavi importati. Decine di dominazioni e guerre diverse per il controllo di questo fazzoletto di paradiso si sono date il cambio per spremerne le ricchezze. Eppure sono scomparsi gli etruschi, รจ caduto l'Impero Romano, si sono eclissate le repubbliche marinare, scomparsi i principi di Piombino, i granduchi di Toscana, l'impero di Spagna, quello britannico e quello francese; Napoleone รจ morto, Garibaldi anche. Il regno d'Italia non esiste piรน, fra un po' forse nemmeno l'Italia; e sparirร anche l'euro e le sue banche e tutta l'Europa.
E gli elbani sono ancora qui, e non smetterano mai di ribellarsi. Indignati ad ogni forma di sopruso, essi, popolo di Masi e Gori, di Del Buono e Tesei, Bandinelli, Corbelli, Innocenti, Martorella, Battaglini, Pacinotti, Prosperi e Pierangeli, e tanti altri eroi.
[SIZE=3][COLOR=darkblue]Sono solo indignati, non fateli incazzare. [/COLOR] [/SIZE] ๐
