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Comune Unico da Comune Unico pubblicato il 2 Ottobre 2011 alle 8:28
Da Il tirreno di ieri 1 ottobre Per il sindaco il vero rischio per l’isola sarebbe un ente terzo come le Unioni pensate dal governo centrale [SIZE=4]«Non di sinistra ma di buon senso» Barbetti dice sì al referendum: amministrare un territorio vasto? Si può [/SIZE] CAPOLIVERI. Un’idea di buon senso e non una battaglia politica di destra o di sinistra. Questa l’opinione di Ruggero Barbetti, sindaco di Capoliveri al suo quarto mandato, sul Comune unico. Barbetti è il solo primo cittadino di centrodestra dell’isola a favore del referendum per la fusione delle otto amministrazioni comunali elbane. Una posizione che, come spiega, deriva dall’esperienza accumulata in questi anni come amministratore sia in Comune che all’interno del Parco. «Il mio sì al Comune unico - spiega Barbetti - è legato alla mia esperienza amministrativa come sindaco che ormai dura da 16 anni. Sono stato commissario del Parco per 4 anni, un ente che ha difficoltà di gestione per come è strutturato e per come funzionano le norme in materia. Ma nonostante ciò riesce ad occuparsi di un territorio molto vasto, il 50% di quello elbano a cui si aggiungono le altre isole dell’Arcipelago. La stessa cosa che farebbe il Comune unico: si può amministrare un territorio omogeneo con un confine naturale chiarissimo». Quali sarebbero i vantaggi per i cittadini? «Anzitutto non ci devono essere svantaggi ed è per questo che verranno mantenuti i municipi: un presidio, una sorta di sportello unico per il cittadino. Poi è ovvio che una buona amministrazione si traduce in risparmi economici che non derivano tanto dagli amministratori ma da una economicità di scala più ampia che determina in generale una qualità della vita migliore. Insomma più qualità e meno costi. Poi c’è il valore politico e istituzionale che avrebbe il Comune unico: un solo ente per un territorio di oltre 30mila abitanti d’inverno con punte di 300mila d’estate sarebbe molto più forte nei confronti della Regione e del governo centrale. In tema di vantaggi, infine, non va dimenticato l’effetto che un Comune unico da 30 mila abitanti avrebbe sul sistema elettorale. L’elezione del sindaco avverrebbe con il doppio turno nel caso in cui uno dei candidati non riesca a ottenere subito più del 50% delle preferenze. Ritengo che ci sarebbe meno clientelismo, meno gestioni “familiari” della cosa pubblica: i cittadini avrebbero un referente più super partes, eliminando quella dinamica delle terze liste che riescono a far cambiare i risultati rispetto all’orientamento della maggioranza della popolazione». Lei non crede che il Comune unico sia una cosa di sinistra? «Mi fa sorridere. Il Comune unico è un’idea di buon senso, non ha un colore politico. Del resto anche autorevoli esponenti del centrodestra come l’ex ministro Martino e il ministro Matteoli hanno dichiarato che vedrebbero positivamente l’evolversi della situazione elbana verso il Comune unico. Senza contare il fatto che politicamente l’Elba ha una maggioranza di centrodestra, il Comune unico dovrà quindi fare i conti con gli elettori di centrodestra. In proposito mi preme sottolineare il fatto che in un momento in cui si chiede l’abolizione delle Province, si rafforza la contestazione dei cittadini alla casta dei parlamentari, sia doveroso da parte di tutti noi amministratori dell’Elba favorire la semplificazione chiesta da chi amministriamo. Molte persone che sono vicine a sindaci contrari al Comune unico non la pensano come loro». Cosa si aspetta dalla raccolta firme? «Credo che la raccolta firme avrà un percorso semplice. Bisognerà proseguire con una campagna che faccia capire i vantaggi di avere un Comune unico, salvaguardando l’identità di ogni territorio con i municipi». Non crede che l’attuale situazione di crisi dell’unico ente comprensoriale dell’isola, l’Unione dei Comuni, scoraggi rispetto alla possibilità di istituire un Comune unico? «La riflessione che dobbiamo fare forse è un’altra. Le scelte nazionali vanno verso l’istituzione di Unioni di Comuni per le amminstrazioni più piccole che si vedranno obbligate a delegare a un soggetto terzo le proprie funzioni fondamentali. Credo che questa sia la vera fine dei Comuni, per così dire un danno ancora peggiore del Comune unico». V.L.
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