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L'OPINIONE DI ZUZZY da L'OPINIONE DI ZUZZY pubblicato il 4 Settembre 2011 alle 16:58
[SIZE=4][COLOR=darkred] GLI ELBANI E IL TURISMO [/COLOR] [/SIZE] [COLOR=darkblue]di Zuzzy [/COLOR] Non è necessario spiegare il quando, il perché ed il come è nato il turismo all’Elba: i vecchi lo sanno meglio di me ed ai giovani non interessa. Tuttavia occorre fare un po’ di “dietrologia” per capire meglio il presente. Superata la fase “pionieristica” dell’accoglienza dei primi vacanzieri, gli Elbani commisero da subito diversi errori. Il primo fu quello di comportarsi come se avessero il monopolio del turismo: l’ospite era considerato un pollo da spennare quanto più possibile, tanto, se anche non tornava la volta dopo o l’anno successivo, c’erano sempre nuovi arrivati che prendevano il suo posto. Con la scusa del caro-traghetti (di moda da sempre) i prezzi di qualsiasi cosa erano di gran lunga superiori a quelli del continente. Naturalmente venivano praticati a tutti, anche ai residenti, e se questi potevano anche rinunciare di andare al ristorante o prendere a noleggio ombrellone e sdraio, non potevano fare a meno di acquistare i generi di prima necessità, anch’essi con i prezzi maggiorati. Altra logica conseguenza del ritenere che tutto il mondo volesse villeggiare qui è stata la cementificazione selvaggia durata decenni: sono stati edificati centinaia di nuovi alberghi di tutte le categorie e gli esistenti sono stati ampliati. I ruderi erano stati restaurati nella primissima fase, anche le stalle, i fienili, i porcili, i pollai, erano già diventati appartamenti; allora chi ha potuto ha costruito seconde, terze, quarte case da affittare nel periodo estivo. Sono spuntati dal nulla villette, residences, bungalows, prefabbricati; anche le baracche in lamiera per gli attrezzi sono state rifatte in muratura per essere date in affitto d’estate. E, se fosse dipeso solo da loro, gli Elbani avrebbero continuato a costruire in maniera selvaggia su tutta l’isola per aumentarne la ricettività. In verità a questo processo di cementificazione hanno contribuito in larga misura anche i continentali: ville faraoniche, seconde case per le loro vacanze, gli alberghi ed i locali più grandi e lussuosi li hanno fatti costruire loro. Anche la grande distribuzione ha visto l’affare e sono state aperte Coop., Conad, Superstore, Discount, Euronix, etc.. che non ci sarebbero certo state se avessero dovuto servire solo ai residenti. Questo fatto ha avuto varie conseguenze, la prima è stata la chiusura di tanti piccoli negozi che non hanno potuto reggere la concorrenza. In genere però i proprietari si erano già arricchiti e la grande distribuzione ha assunto personale locale, ribilanciando almeno in parte l’occupazione. Attraverso questi canali avviene però anche la fuga verso il continente di gran parte dei soldi spesi all’Elba. Questo è un viziaccio che non hanno solo i privati: basti pensare che la Villa Napoleonica di S. Martino e la Villa dei Mulini a Portoferraio vengono solo dopo gli Uffizi di Firenze come numero di visitatori paganti, Gli incassi però, bene bene che vada, vengono utilizzati per sovvenzionare altri musei meno fortunati, mentre loro stanno cadendo a pezzi. C’è anche stato un risvolto positivo nell’apertura dei Supermercati: i prezzi di molti prodotti, soprattutto quelli di prima necessità, si sono di fatto calmierati, avvicinandosi molto di più a quelli del resto d’Italia. Altro errore degli improvvisati operatori turistici è stato quello di ritenere che il sole ed il mare dell’Elba fossero un’offerta sufficiente per gli ospiti estivi: a divertirsi dovevano pensarci loro. Per lunghi anni non è stato fatto niente per attirarli se non reclamizzare le bellezze naturali dell’isola; la riviera adriatica, al contrario, ha sopperito alla mancanza di tali requisiti con l’organizzazione di divertimenti, attrazioni, feste, sagre, etc. (oltre al contenimento dei prezzi) che le consente di fare il pienone tutti gli anni. Solo negli ultimi tempi anche all’Elba qualcosa si è mosso in questa direzione: troppo poco e troppo tardi. Ma la conseguenza più deleteria del credere che la risorsa turistica fosse infinita nel tempo ed illimitata nei profitti è ricaduta sulle giovani generazioni: non era necessario impegnarsi negli studi, prendere un diploma per poi lavorare nell’azienda del padre, sia questa un albergo, un camping, un ristorante o quant’altro, comunque sempre legato al turismo. Ed anche chi non aveva già il posto assicurato nell’attività familiare lo trovava facilmente nelle tante imprese turistiche dell’isola: ogni estate erano richiesti un numero sempre crescente di bagnini, camerieri, barman, uomini di fatica, donne per le pulizie, etc. Figuriamoci che pacchia, sfruttando poi la legge che, dopo sei mesi di occupazione ( per gli elbani quattro soltanto di effettivo lavoro) consente di percepire l’assegno di disoccupazione per altri sei. Questa facile situazione ha comportato un ulteriore appiattimento della già piatta mentalità elbana, annullando tra i giovani la voglia di crescere, di emergere, di impegnarsi personalmente in qualcosa. Basti pensare che i più intraprendenti sono stati quelli che si sono imboscati negli uffici pubblici o del parassitario avanzato. Le giovani generazioni elbane sono oggi prive di cultura, di iniziativa, di ambizione ed anche di dignità.
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