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contadino elbano da contadino elbano pubblicato il 10 Agosto 2011 alle 12:49
LETTERA APERTA ALLA: Provincia di Livorno, Ufficio Agricoltura Provincia di Livorno, Ufficio caccia e Pesca Parco nazionale Dellโ€™Arcipelago Toscano Amministrazioni Comunali dellโ€™Isola Dโ€™Elba A tutti coloro che hanno a cuore le sorti della nostra amata Isola. Quandโ€™ero bambino, spesso andavo per i boschi di Vallebuia a raccogliere funghi, erbe selvatiche, legna per il camino, fieno per le bestie domestiche, frutta di stagione. Gli unici animali di una certa consistenza che abitavano la macchia, erano lepri e fagiani che si allontanavano alla presenza degli esseri umani. Ogni tanto una martora affamata, assaltava un pollaio, facendo mattanza di galline e conigli. In quel caso il problema si risolveva con qualche tagliola messa opportunamente in luoghi strategici. Tutto era in equilibrio e vivevamo in un ambiente crudo ma fiabesco e ogni particolare aveva una connotazione ben precisa, senza nessuna forzatura. Questโ€™equilibrio รจ saltato quando alcune associazioni venatorie hanno introdotto, alla fine degli anni โ€™50 alcuni cinghiali maremmani con lo scopo di cacciarli. Dopo qualche anno i cinghiali maremmani sono stati incrociati con quelli bulgari , molto piรน prolifici e affamati. Il risultato รจ stato che, una volta consumato il cibo sulle montagne, le bestie allo stato brado, si sono avvicinate alle campagne coltivate iniziando a distruggere viti, piante da frutto e ortaggi. Quindi, giร  a metร  degli anni โ€™80, esisteva una situazione di emergenza agricola causata dalla presenza di questi animali, scarsamente controllati dai cacciatori. Nel 1976 con una delibera del comune di Marciana e con lโ€™appoggio di alcune associazioni venatorie furono introdotti anche i mufloni, nel territorio marcianese. Fino a quel momento gli unici ovini presenti nella zona erano le capre e le pecore custodite da qualche raro pastore. Proprio in questo periodo la pastorizia fu disincentivata in quanto si sosteneva che gli ovini danneggiavano il patrimonio forestale. In breve tempo i mufloni sono diventati , insieme ai cinghiali, i veri padroni dellโ€™Isola e hanno causato danni ambientali difficilmente recuperabili. Tutti gli agricoltori sono stati costretti a recintare i loro terreni a spese proprie andando contro anche alla cultura elbana che , in segno di ospitalitร , non prevede la recinzione dei terreni agricoli o delimitanti unโ€™abitazione privata. I mufloni e i cinghiali danneggiano totalmente ogni tipo di pianta da frutta , le viti atte alla coltivazione e tutti gli ortaggi. I cinghiali scavano con le loro zanne alla ricerca di radici e tuberi, i mufloni mangiano le foglie delle piante e delle viti โ€œ scarnificandoleโ€ e riducendole in fin di vita. Questa storia dura ormai da molti anni e le campagne, conseguentemente, sono state abbandonate o, in rari casi, recintate con palizzate , trincee, scavi e reti , manco fossimo nella prima linea di una guerra di posizione. Gli enti preposti al controllo, nessuno escluso, si sono dimostrati incapaci di affrontare e risolvere il problema. Sono risultati totalmente inefficienti gli abbattimenti mirati, dentro e fuori il Parco dellโ€™Arcipelago. Anche la cattura per mezzo di gabbie predisposte , invece che risolvere il problema , lo ha aggravato. Le gabbie possono risultare utili sono se vengono predisposte in zone lontane dai centri abitati, altrimenti rischiano di portare ancor piรน gli animali selvatici , ingolositi dalle pasturazioni,a contatto con la popolazione e con le colture degli agricoltori. A questo punto, io mi sento disarmato e disperato. Nella mia stessa situazione e con lo stesso stato dโ€™animo, ci sono altre centinaia di agricoltori e tutti quelli che traggono sostentamento dalla vigna e dallโ€™orto.Eppure lโ€™agricoltura elbana รจ essenziale per il movimento turistico e fa parte della storia e delle tradizioni del luogo. Dovrebbe essere incentivata e difesa e non vessata come in questo periodo. Chi decide cosa si deve fare sul territorio dovrebbe avere unโ€™idea dโ€™amore, per il luogo in cui vive e opera. Dovrebbe migliorarlo e non peggiorarlo. Dovrebbe seguire i consigli dettati dalla storia e dallโ€™esperienza e non seguire mode e idee senza un briciolo di progettualitร . Per questo io chiedo aiuto agli enti preposti, che siano il Parco, I Comuni e le altre Istituzioni. Faccio appello agli operatori turistici e a tutti coloro ai quali interessa lโ€™ecosistema. Chiedo interventi mirati e concreti. Chiedo che il problema causato dai mufloni e dai cinghiali sia risolto. Chiedo che il territorio elbano ritorni ad essere quel nido di armonia che era allโ€™inizio degli anni โ€™60. Chiedo di uscire dallโ€™emergenza, caso mai mi venisse voglia di fare unโ€™ultima passeggiata, ora che sono vecchio, tra le ginestre e i cisti, senza piรน vedere gli scavi provocati dai cinghiali e i terreni โ€œzappatiโ€ dalle zanne, senza piรน provare lo sgomento davanti ai โ€œ restiโ€ di un limone o di un arancio spogliato totalmente dai mufloni. Un vecchio agricoltore dellโ€™Elba .
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