Caro Florio, sono stato impegnato nei seggi durante il corso dโunโintera vita e ho ben presente il tempo in cui i cittadini facevano la fila per votare ai referendum. Un anno addirittura chiudemmo i seggi alle dieci, come al solito, e poi impiegammo due ore per smaltire gli elettori ammassati nel corridoio: segno evidente che allora la gente ai referendum ci credeva e il sottoscritto era tra questi.
Da allora in poi credo che non ci sia piรน stata consultazione referendaria che abbia raggiunto il quorum. I motivi? La proliferazione dei referendum, la banalitร dei quesiti e la loro astrusitร hanno creato stanchezza. Ma soprattutto il fatto che, celebrato il rito referendario, chi doveva dar seguito al volere popolare, se nโรจ fregato altamente e tutto รจ rimasto come prima, se non peggio.
Qualche esempio? La responsabilitร civile dei giudici non รจ mai stata attuata; due ministeri (Turismo e Agricoltura) sono stati subito ricostituiti dopo l'abrogazione, mentre le Partecipazioni Statali, abolite con voto popolare, si sono ricostituire regione per regione e comune per comune; il finanziamento ai partiti รจ stato prima abolito e poi ristabilito piรน cospicuo e meno trasparente di prima; il sistema maggioritario รจ stato prima approvato dai cittadini e poi vanificato dai partiti; infine i contributi sindacali, nonostante il โnoโ popolare, continuano ad essere detratti direttamente dalle buste paga. E cito solo alcuni casi a memoria.
Che dire di questi ultimi referendum? Penso che come gli altri finiranno nel nulla: o per mancanza di quorum o perchรฉ , in caso di vittoria del โsรฌโ, nessuno gli darร seguito, comโรจ sempre avvenuto negli ultimi anni. E credo anche che la loro indizione risponda piรน a logiche politico-propagandistiche che non ai principi della partecipazione popolare.
