No, cara Romana, non sono dโaccordo sulla impostazione del tuo discorso. Qui non si tratta di vincere o di perdere, dobbiamo vincere tutti trovando soluzioni condivise, altrimenti la vita sociale del nostro paese si blocca; ecco perchรฉ ho parlato di โcul de sacโ.
Tu dici di essere intimamente democristiana e questo lo apprezzo (anchโio cโero alla manifestazione silenziosa per Moro); tu sai bene che la Democrazia Cristiana รจ stato un partito โmultiformeโ, il cui cemento comune dei suoi elettori era rappresentato dalla cultura cattolica. Al suo interno potevano infatti convivere anime diverse ma con vaste aree condivise nelle politiche sociali; inoltre, mai si sarebbe sognato questo partito di mettere in un โcul de sacโ gli avversari politici e questo ci ha permesso di vivere democraticamente per cosรฌ tanti anni.
Dopo la fine della parabola democristiana cโรจ stata in Italia solo faziositร politica: vincere o perdere, senza fare prigionieri. Questa รจ la ragione intrinseca per cui io non approvo in primis la politica โaziendaleโ berlusconiana, oltre ad avere personalmente una visione della politica economica nazionale estremamente distante dal โragionier โ Tremonti, che sta segando brutalmente le opportunitร occupazionali dei nostri giovani (lo so, รจ la mia โfissaโ).
Comunismo ed anticomunismo non mi interessano: fanno parte del passato ed io sono abituato a guardare avanti. Eโ lo stesso concetto per cui rimprovero ai miei governanti cittadini (Firenze) di guardarsi sempre indietro โdi quanto eravamo bravi e famosiโ e non avere invece strategie per il futuro; Firenze farร la fine di Venezia, un bel teatrino per i turisti di tutto il mondo; sapessi che cittร era negli anni โ50 per uno come me che ero arrivato giovincello dalla provincia per studiare allโunico liceo e poi allโuniversitร .
Poi, i 150 dellโunitร dโItalia: a mio parere sono 150 anni costellati di eventi negativi e positivi, ambedue con uguale dignitร per entrare oggettivamente nella nostra storia; direi di piรน, sono stati gli eventi negativi che hanno dato piรน lustro a quelli positivi. Non ci sarebbe stata, ad esempio, una Democrazia Cristiana nel dopoguerra se non ci fosse stato un pericolo collettivista per la nostra societร ; dโaltro canto non sono abituato a trasporre le esperienze politiche di altri paesi nella nostra storia domestica: voglio dire che se il comunismo ha attecchito in Russia o in Cina ci saranno state a suo tempo in quelle terre le condizioni economico-sociali per generarli.
A questo proposito vorrei evidenziare un altro aspetto che mi colpisce degli anticomunisti nostrani: se sono cosรฌ severi nei confronti del comunismo, non hanno niente da ridire della Cina attuale, che sta facendo una politica di conquista dellโOccidente non attraverso la classica rivoluzione (sterminio degli avversari), bensรฌ con i classici strumenti del libero mercato nellโeconomia globale, acquistando per esempio il 10% del debito pubblico americano, comprando a man bassa il nostro debito che gli sta vendendo il caro Tremonti, come รจ giร successo con la Grecia e Portogallo. Comprare i debiti sovrani degli stati significa per questโultimi avere alla lunga una sovranitร nazionale limitata.
Di questo imperialismo, si, io invece sono molto preoccupato per il nostro futuro, ma nessuno ne parla; ho ricevuto, ad esempio, lโaltro giorno una relazione economica di un ex-collega universitario tedesco dove appare evidente che il capitalisti cinesi stanno acquistando con metodo โ scientificoโ le societร tedesche tecnologicamente piรน allโavanguardia.
E noi stiamo qui a trastullarci con Pol Pot, Mao, Lenin ecc. ecc.
Dante
