Da Berlusconi il ragazzo non si aspettava nulla di eroico, e neanche da Bossi o da Casini. E nemmeno da Fini, tutto sommato. Capiva i tempi, i linguaggi e le esigenze mutate, le necessitร della politica, il futuro... Poteva perfino trescare e finanziare la politica con schifose tangenti; ma giocare sulla pelle dei sogni, giocare sulla pelle dei poveri e dei ragazzini che per abitare i loro sogni si erano tolti i due soldi che avevano, no, non รจ accettabile.
Attingere da quel salvadanaio di emarginate speranze รจ vergognoso; come vergognoso รจ lasciare col culo per terra tanta gente capace e fedele nei secoli, che ha dato lโanima al suo partito ed era ancora in attesa di uno spazio per loro, per favorire con appaltoni rapidi e milionari il suddetto clan famigliare. Lui non crede che il senso della vita sia, come dice Bocchino in unโintervista, ยซCibo, sesso e viaggiยป (si รจ scordato dei soldi).
Il vero ispiratore e mandante dellโoperazione รจ lui, quel ragazzo di quindici anni. Si chiama Marcello, ma potrebbe chiamarsi Pietrangelo o Marco. Non glโinteressa se Gianfrego debba dimettersi e andarsene allโestero, ai Caraibi o a Montecarlo, o continuare. Lo stufa questo interminabile grattaefini. ร pronto a discutere le ragioni politiche, senza disprezzarle a priori. Sentiremo oggi le sue spiegazioni (ma perchรฉ un videomessaggio, non รจ mica Bin Laden). Perรฒ Fini non ha diritto di rubare i sogni di un ragazzo, di un vecchio, di un combattente. Non ha diritto di andarsi a svendere la loro dignitร , i loro sacrifici, le loro idee. Non puรฒ sporcare quel motto di Pound che era il blasone di quei ragazzi; loro ci hanno rimesso davvero, lui ci ha guadagnato. Quel ragazzo ora chiede a Fini solo un piccolo sforzo, adattare lo slogan alla situazione reale e dire: se un uomo รจ disposto a svendere casa, o non vale niente la casa o non vale niente lui. E la casa valeva.
