Caro Yuri
Quello che stai dicendo sullโalienazione o affitto dei beni pubblici a Portoferraio e Pianosa รจ condivisibile, perรฒ con un timore di fondo: vendere i propri gioielli di famiglia di norma rappresenta alla lunga un reale impoverimento.
Poichรฉ la storia recente dimostra che la vendita dei beni pubblici non rispetta le regole di mercato, ma vende al ribasso, ne consegue che se non si trova ancora un acquirente significa che non ci sia oggettivamente ancora convenienza economica nellโacquisto.
Mi spiego meglio: con tutti i "furbetti di quartiere" in giro, se quei beni fossero appetibili non sarebbero giร stati ceduti? Per appetibile non intendo tanto lโacquisto del bene ma soprattutto i costi per lโavvio di una attivitร economica (ristrutturazione, messa a norma, marketing ecc.). Lasciamo da parte la speculazione, vera iattura per i danni che ha giร provocato.
Rovesciamo ancora il discorso: se tu credi che quei beni possano rappresentare una opportunitร economica, perchรจ noi elbani (indirettamente giร proprietari) ci facciamo sfuggire questa occasione? Probabilmente lโattuale proprietร sarebbe ben felice di โsvendereโ alla nostra collettivitร , forse anche per il simbolico 1 euro.
Ma noi abbiamo la capacitร di fare lโimprenditore? Io penso di si, se la collettivitร vuole prender in mano una volta per tutte il proprio futuro; non sarebbe una novitร , dal momento che giร nel โ600 i nostri comuni erano delle โuniversitasโ, cioรจ proprietari del proprio territorio.
Attenzione: non รจ collettivismo di infausta memoria, ma una gestione manageriale del 21.mo secolo. Sai quanti giovani ritornerebbero a casa e produrrebbero ricchezza per le nostre genti.
I soldi? Qui ci vogliono le โฆ palle. I nostri rappresentanti politici a che servono, se non a questo? Ma non solo loro.
Dante
