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YURI TIBERTO da YURI TIBERTO pubblicato il 29 Novembre 2010 alle 5:12
[SIZE=4][COLOR=darkblue]PENSIERI E PAROLE [/COLOR] [/SIZE] [COLOR=darkred]Lettera aperta di Yuri Tiberto [/COLOR] Ho sempre pensato che la “res pubblica” andasse gestita esattamente come viene gestita una famiglia o un’azienda. Si cerca di realizzare un reddito, e con quello si fa fronte alle necessità in ordine di urgenza e di importanza, cercando al contempo di garantire se possibile quei piccoli “lussi”, come una pizza o il cinema la domenica, senza i quali la cosiddetta “qualità della vita” inevitabilmente scende di livello. Il reddito deriva in genere da un lavoro “principale”, a volte integrato da “lavoretti” secondari. Spesso, però, per cercare di soddisfare al meglio tutte le necessità famigliari o aziendali, si devono compiere delle scelte. E quindi si decide di vendere un quadro lasciato in eredità dalla zia, che per quanto abbia un certo valore a noi da sempre risulta davvero orrendo, si cede un terreno ormai abbandonato da anni perché nessuno ha più voglia di coltivarlo, si scambia con un amico la mitica collezione di Tex che ormai conosciamo a memoria con un barchino vecchio ma in buono stato, visto che ormai la nostra passione per le zuppe di fagioli del vecchio West è stata decisamente superata dalla golosità per una grigliata di totani appena pescati…… In ambito pubblico, tutto questo non solo non avviene, ma inspiegabilmente si tende ad impedire che “lo Stato”, e quindi per estensione i Cittadini che ne sono i legittimi “azionisti”, possa convenientemente gestire “le stesse proprie proprietà di sé stesso”, come direbbe il Catarella di Camilleri. La caserma della GDF è un esempio lampante di questa logica illogica: sostanzialmente inutilizzata da oltre un decennio, si aspetta che marcisca definitivamente per poi farne cosa? Aspettare un ricco finanziamento ricostruttivo? (…o speculativo?) Intanto, le scuole di Portoferraio languono in condizioni pietose. L’ospedale, con soli 4 milioncini, vedrà atterrare sul proprio tetto il pur indispensabile elicottero. Oltre ai 4 testoni, il prezzo che la città dovrà pagare si estende anche all’obbrobrio visivo di una torre marziana in una delle (potenzialmente, gattaie e water-front permettendo…) città costiere fortificate più belle che esistano. A Pianosa, decine di immobili cadono a pezzi. E un super carcere che poco più di un paio di lustri fa era stato ristrutturato a nuovo resta chiuso coi catenacci, ormai arrugginiti anche quelli. Due splendide ville romane come le Grotte e i bagni di Agrippa sono chiuse al pubblico e invase da sterpi e degrado. Un Parco minerario, statale, in un Isola che ha fatto la sua fortuna col ferro, rischia di fallire perché lo Stato stesso non autorizza, (in una miniera!) l’estrazione di quattro sassi che se venduti ai turisti consentirebbero un totale autofinanziamento…. E qui mi fermo…per ora. Ora mi chiedo: ma se gli immobili di cui abbiamo parlato venissero ceduti o dati in gestione (a seconda dei casi, ovviamente con regole e vincoli logici ma ferrei..) a privati, e penso al valore di un palazzo storico e splendido come quello del Grigolo, alla posizione della caserma Tesei, a Pianosa, con un mini-paesino di ristorantini e negozi artigianali nel porto e un Museo del Carcere sullo stile di Alcatraz ( 1.500.000 visitatori annui, ed è comunque un Parco Naturale!), ad un’apertura delle Ville romane con biglietto a due euro, più che sufficiente per la manutenzione e il controllo… Non credete che con i soldi ricavati si potrebbero realizzare, in periferia e quindi con grande comodità di accesso, specie dei mezzi pubblici, parcheggio ed ampi spazi, un polo scolastico iper-moderno, un ospedale con eliporto “al piano terra”……. e tutti quei servizi pubblici che necessitano semplicemente di alta funzionalità, e non di lussi inutili o di sprechi? Se gli immobili di Pianosa tornassero a vivere (senza niente togliere alla tutela ambientale, ovvio), non ci sarebbero i fondi per ripristinare quei servizi idrici e fognari che oggi semplicemente non esistono? Evidentemente, a qualcuno, da qualche parte, va bene così. [COLOR=darkblue] Yuri Tiberto [/COLOR]
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