Mer. Feb 18th, 2026

Homepage

Lascia un messaggio

 
 
 
 
 
 
I campi con * sono obbligatori.
Il tuo messaggio sarà online dopo l'approvazione della Redazione di Camminando.
Ci riserviamo il diritto di cancellare o non pubblicare il tuo messaggio.
PIANOSA MON AMOUR da PIANOSA MON AMOUR pubblicato il 28 Novembre 2010 alle 15:43
[SIZE=5][COLOR=darkblue]MEGLIO TARDI CHE..MAI? [/COLOR] [/SIZE] Oggi ‘Il Tirreno’ torna sul degrado dei ‘Bagni’ di Agrippa Postumo a Pianosa, il cui ‘restauro’ poco canonico (siamo in vena di eufemismi, nonostante il brutto tempo) qualche anno fa divenne un ‘caso’ internazionale. L’estensore dell’articolo nota giustamente “il cemento e il piombo incastonati fra le mura” di quello che una volta fu uno straordinario complesso architettonico. Affezionati come siamo a quest’isola, e a tutto ciò che la caratterizza, non possiamo che essere grati a chiunque parli dei suoi gravi problemi perché più essi vengono presentati all’opinione pubblica più probabilità ci sono che siano risolti. E’ giusto anche chiedere soldi per il risanamento (con tutto quel cemento appiccicato alle strutture del monumento, è difficile dire fino a che punto sarà possibile), ma vorremmo che, se arrivassero, la loro gestione fosse affidata a specialisti che niente hanno avuto a che fare con quel ‘restauro’ che ti obbliga a chiudere gli occhi per evitare parolacce. Vorremmo anche che eventuali finanziamenti fossero impiegati totalmente a favore della villa (a cominciare dalla pulitura delle erbacce e dell’ailanto, che la stanno mandando a pezzi) e non per altri scavi, per i quali si possono aspettare congiunture socio-economiche migliori. Quanto lavoro ci sia da fare per rendere almeno presentabili i Bagni di Agrippa, Camminando.org l’ha mostrato, fra l’altro, il 2 settembre 2010 pubblicando un articolo di Michelangelo Zecchini, che oggi riteniamo opportuno riproporre. [SIZE=4][COLOR=darkblue]PIANOSA, VILLA DI AGRIPPA POSTUMO: IL RESTAURO SHOCK TORNA ALLA RIBALTA [/COLOR] [/SIZE] Pianosa sta ritornando agli onori delle cronache non solo per lo stato di degrado che avanza impietosamente, ma anche per il restauro – da molti definito scempio – dei resti, una volta splendidi, della villa di Agrippa Postumo, nipote dell’imperatore Augusto. A prendere le distanze da quel discutibilissimo intervento è oggi l’archeologa Flavia Marimpietri con un bell’articolo su ‘Archeo’ (agosto 2010), autorevole rivista italiana del settore. Silvia Ducci, responsabile per i beni archeologici dell’isola oramai da più di un quarto di secolo, tenta di difendere il suo operato, evidentemente con poco successo se la Marimpietri conclude ( come si fa a non darle ragione?) con questa dura valutazione: “Folte erbacce ricoprono i muri, crescono tra i blocchetti dell’opus reticulatum, invadono i pavimenti a mosaico, nascondono e danneggiano gli intonaci. Non solo. Una copertura moderna in ferro, con ‘vele’ sostenute da tiranti, incombe sui resti antichi. Con il suo bianco abbacinante, è la prima cosa che si vede, da lontano, arrivando a Pianosa. L’impatto paesaggistico è fortissimo. E, fatto ancor più grave, la copertura affonda i suoi sostegni sulle strutture antiche. I pilastri in ferro poggiano sulla cresta dei muri…” Le cose, a quanto pare, non sono migliorate da quando, sei anni fa, quattro importanti associazioni (Federazione Nazionale Amici dei Musei, Italia Nostra, Legambiente, Forum Unesco), in rappresentanza di centinaia di migliaia di persone in Italia e nel mondo, inviarono al Ministro dei Beni Culturali una lettera di critiche puntuali e documentate sul restauro- shock. Forse non è fuori luogo proporla all’attenzione pubblica: “Fra le tante, magnifiche architetture bimillenarie di cui l’Italia può essere orgogliosa, c’era un piccolo gioiello di eccezionale valore storico-archeologico. Ci riferiamo alla villa patrizia nota come i ‘Bagni di Agrippa’ nell’incantevole isola di Pianosa. Lì Agrippa Postumo, nipote di Augusto, fu esiliato nel 7 d. C,. e lì fu ucciso sette anni dopo in seguito agli intrighi che portarono Tiberio sul soglio imperiale. Il complesso marittimo fu scavato con passione dal grande archeologo emiliano Gaetano Chierici, che pubblicò l’esito delle sue ricerche nel 1875 (“Monumenti antichi della Pianosa, Reggio Emilia) e lasciò in vista le preziose vestigia. Da allora, stante la sua oggettiva importanza, alla villa di Agrippa Postumo hanno dato il giusto rilievo illustri studiosi e prestigiose enciclopedie (si vedano, fra gli altri, R. Hanslik in Pauli-Wissowa. XX, 1950, c. 2009; L. Crema in Enciclopedia Classica, s. III, XII, 1959, p.197; L. Guerrini in Enciccopedia dell’Arte Antica, Cassica e Orientale, VI, 1965, pp. 144-145). Ebbene, Signor Ministro: quella piccola perla, di valore inestimabile, a nostro avviso non c’è più. Essa è stata resa irriconoscibile da un ‘restauro’ eseguito con finanziamenti pubblici sotto la direzione ‘scientifica’, di funzionari pubblici. Il complesso archeologico ha subito una manifesta alterazione dell’aspetto originario, la cui conservazione è raccomandata peraltro da ogni Carta del Restauro, nazionale o internazionale. I deleteri effetti causati dall’intervento sono di un’evidenza lapalissiana e non occorre essere specialisti per comprenderne la portata: è stato usato ad abundantiam cemento industriale che ha prodotto esiti forse irreversibili; è stato creato un insieme di ruderi banali in cui spicca un opus indefinibile e in cui i mosaici sono incastonati in incredibili cornici plumbeo-cementizie…”. [COLOR=darkblue]Michelangelo Zecchini [/COLOR]
Attendi...