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Robi da Robi pubblicato il 11 Novembre 2010 alle 17:36
Per Serse, Buonasera,la domanda che pone lei ha diverse scuole di pensiero,mi spiego meglio,interrare a 2mt di profondità,schermare i cavi,farci sopra un getto di cemento dovrebbe in teoria limitare il famigerato campo elettrico. In realtà l'effettivo funzionamento della schermatura è verificabile solo a interramento avvenuto poichè come ho già scritto in un post precedente,non trattiamo con delle costanti ma con delle variabili. Le posso dire che dove abito io,la distribuzione della MT(15.000 v) è interrata,ma il campo elettrico c'è..ancora... ho chiesto a chi ne è in possesso(solo per curiosità) i dati ARPAT della zona di Schiopparello,,lei c'e li ha ? Se si magari le lascio la mia Mail.(non qui ma troverò il modo)..le allego un'interessante documento ,le faccio notare che si parla anche di cavi interrati.. La saluto cordialmente.... Con il contributo di.. IL CAMPO MAGNETICO INDOTTO DALLA CORRENTE Approfondimenti IL CAMPO MAGNETICO INDOTTO DALLA CORRENTE ELETTRICA E LA SALUTE di Pier Prospero (Presidente e direttore attività didattiche di GEA, [URL]http://www.istitutogea.it[/URL] – Istituto per l’Analisi Geobiofisica dell’Ambiente® esperto in Igiene e Medicina Ambientale applicate all’architettura bioecologica (IMA/Maes) e geobiologische Berater del Forschungskreis für Geobiologie “dr Hartmann” (D). In una visione olistica della salute si fa attenzione a mantenersi sani e questo porta inevitabilmente a fare i conti con la questione dello stress. Secondo importanti autori come Seley, Lowen, ecc. lo stress è utile e stimolante quando è di breve durata e di un’intensità non eccessiva (infatti altrimenti si parla di “shock”), mentre diventa molto nocivo se è continuo, anche se di bassa intensità, cioè quando non ha fine e non si ha mai la possibilità di rigenerarsi. L’esposizione a campi energetici naturali o tecnici di una certa intensità fa parte degli agenti che inducono uno stress “cronico”, senza fine, detti “stressors” e quindi è molto nociva proprio perché consuma tutte le difese della persona fino a far crollare il suo sistema immunitario. A questo punto ciascuno può cedere nel suo punto debole e instaurare una patologia anche grave. Per il campo magnetico tecnico è anche riscontrabile la netta predominanza di alcune patologie infantili molto gravi e rare come la leucemia infantile, oppure di patologie molto gravi come i tumori al cervello e al sistema nervoso. Per questo è sempre più necessario sapersi difendere. Per farlo bisogna conoscere il pericolo, cioè sapere come realmente stanno le cose. Per garantire il benessere abitativo ai suoi utenti, la Bioarchitettura prescrive di eseguire un’analisi energetica del sito in cui si progetta nella quale si devono individuare tutte le fonti energetiche di stress, naturali e tecnologiche. Questa individuazione permette ai progettisti di evitare che i futuri abitanti siano colpiti da stress cronico indotto da campi energetici soprattutto nelle ore del riposo notturno. L’analisi del sito dal punto di vista della presenza e dell’intensità di eventuali campi magnetici tecnici dovuti al trasporto e all’utilizzo dell’energia elettrica avviene sia con la ricerca visiva per l’individuazione di fonti quali elettrodotti, cabine di trasformazione, centrali di rialzo che possono essere situate nei pressi del sito, sia con la lettura strumentale dei valori di intensità di campo registrati in vari punti del sito. . Questa indagine deve avere come presupposto la capacità dell’esperto di operare secondo le migliori norme di misurazione e la scelta di “valori di soglia” ai quali comparare i valori individuati con la misurazione in situ. Occorre infine tener presente che vecchi impianti elettrici domestici con cavi di sezione inadeguata e privi di punta di scarico a terra, vecchie lampade con fili elettrici “antichi”, vecchi elettrodomestici, lampade alogene con trasformatore incorporato, o nuovi accessori per la telefonia, possono emettere un campo magnetico abbastanza ampio per trovarsi in contatto con le persone e di intensità elevata, a volte più di quella attribuibile alle fonti esterne come cavi e cabine di trasformazione. LA NORMATIVA: Le precedenti normative nazionali del 1992 e del 1995 si rifacevano alla direttiva IRPA/INIRC adatta solo alla protezione dai danni “termici” causati dai campi elettromagnetici e cioè a qualcosa di molto simile a quanto avviene al cibo in un forno a microonde e ponevano la soglia da non superare al valore – elevatissimo – di intensità di campo di 100 microtesla. La recentissima normativa, legge quadro sull’elettrosmog, oltre a questa soglia dovrebbe stabilire valori di attenzione da non superare dove è prevista una permanenza superiore alle 4 ore di 0,5 microtesla, e valori di qualità da conseguire nel risanamento e per i nuovi impianti di 0,2 microtesla, ma il decreto applicativo con i valori di soglia non è stato ancora emanato. Se i valori-soglia indicati saranno quelli inseriti nel decreto, questa nuova normativa sarà certo migliore della precedente, ma sarà sempre troppo tollerante anche al confronto con la Legge regionale in vigore nel Veneto. La Regione Veneto si è dotata di una Legge Regionale che è stata congelata per molti anni, ma alla fine è entrata in vigore il 1.1.2000. Il valore posto come soglia dalla legge regionale veneta (L.R. 27 del luglio 1993) è di 0,2 microTesla registrati a 150 cm da terra con una serie di misure ciascuna di durata superiore a 6 minuti. GLI STUDI SCIENTIFICI: Secondo lo studio epidemiologico più importante condotto sugli effetti dei campi magnetici a bassissima frequenza della corrente elettrica (50 Hertz) dosi molto più basse sono già correlate ad un aumento significativo di neoplasie (Matanoski e altri, 1989). In Italia i professori Cesare Maltoni e Morando Soffritti dell’Istituto di Oncologia “Addari” di Bologna, incaricati nel 1990 di compiere una revisione delle conoscenze scientifiche allora disponibili sugli effetti dei campi magnetici a bassissima frequenza sulla salute umana in relazione al progettato elettrodotto Forlì – Fano, forniscono una rassegna di 45 indagini epidemiologiche delle quali 10 relative a bambini. Alla fine dell’esposizione asseriscono che “E’ ormai acquisito che per gli agenti cancerogeni non esiste una dose, per quanto piccola, priva di effetti” in altre parole non si può stabilire una soglia minima di sicurezza e non potendo ottenere una esposizione pari a zero si può ricorrere solo alla applicazione della regola delle massime dosi accettabili socialmente che in questo caso sono riferite a soglie di aumento di rischio rispetto al resto della popolazione. I primi studi sull’effetto dei campi magnetici da corrente elettrica risalgono al 1962 e quindi non si può dire che manchino gli elementi per affermare una loro pericolosità, anche se gli studi più recenti sono molto più attendibili, ma questi (se non sono commissionati o finanziati dalle compagnie elettriche) confermano sempre la nocività dei campi magnetici e riducono sempre di più le soglie ritenute valide in precedenza. Il primo studio veramente “scientifico” sulla questione è stato quello di N. Wertheimer e E. Leeper dell’Università di Denver U.S.A. che evidenzia una correlazione tra vicinanza a fonti di magnetismo da corrente elettrica e aumento dei casi di leucemia infantile. L’ipotesi più attendibile formulata da questi autori era che i campi magnetici non scatenino direttamente le neoplasie ma indeboliscano e rendano inutilizzabili le difese immunitarie delle persone per cui si comporterebbero come i promotori, piuttosto che gli iniziatori, delle neoplasie. L’E.P.A. agenzia pubblica statunitense per la protezione dell’ambiente, nel 1990 ha pubblicato un rapporto nel quale è riscontrata un’alta probabilità di effetti cancerogeni di un campo magnetico a bassa frequenza (50/60 Hertz della corrente elettrica) con l’insorgenza di tumori del sistema nervoso, leucemie e altri tumori del sangue, oltre a possibili lesioni cromosomiche. Da questo studio risulta evidente che i campi a bassissima frequenza (ELF, extremely low frequency) sono dannosi tanto quanto agenti chimici come il cadmio o la formaldeide e più cancerogeni di DDT, PCB e diossina. La normativa italiana (Decreto Presidente Consiglio Ministri del 6.5.1992) consente un’esposizione prolungata a campi magnetici fino all’intensità di 100 microTesla: un valore di intensità di campo talmente elevato che come limite di soglia risulta assurdo, infatti, è ben difficile superarlo ! Le distanze delle abitazioni dai cavi sono stabilite in: - 28 metri per le linee a 380 000 Volt, - 18 metri per le linee a 220 000 Volt, - soli 10 metri per le linee a 132 000 Volt. In queste condizioni si trova però solo l’edilizia di recente edificazione poiché le linee esistenti non sono comunque state adeguate nemmeno a queste distanze minime. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità la popolazione così esposta al rischio da campi magnetici nel nostro Paese ammonta a circa un milione di individui dei quali almeno 300 000 vivono a distanze da elettrodotti inferiori a quelle attualmente di legge e quindi in situazioni pericolosissime. Le normative regionali di Veneto e Lazio propongono una soglia di rischio a 0,2 microtesla. Tale soglia sta a significare che il rischio, che esiste sempre, è socialmente accettabile per avere i vantaggi della tecnologia fino all’intensità di campo di 0,2 microtesla, mentre da 0,2 microtesla in su non lo è più. In pratica il rischio di sviluppare tumori o leucemie per chi sia esposto a valori superiori a 0,2 microtesla è almeno il doppio di quello che corre una persona che sia esposta a valori di intensità di campo magnetico inferiori. In altre parole: posto “1” il fattore di rischio comune attualmente considerato socialmente accettabile per usufruire della moderna tecnologia, quando si è esposti (nel lavorare e soprattutto nel dormire) a valori di intensità di campo magnetico superiori a 0,2 microtesla si ha un fattore di rischio da “2” (doppio) in avanti. Questa soglia di 0,2 microtesla deriva da uno studio svedese del 1992 (A. Ahlbom, del Karolinska Institutet) che stabilisce una correlazione precisa tra leucemia infantile e vicinanza agli elettrodotti. In questa indagine effettuata su 500 000 persone si mette in evidenza che chi è sottoposto ad una intensità di campo magnetico a 50 Hz superiore a 0,2 microtesla corre un rischio doppio di sviluppare una leucemia rispetto al resto della popolazione e non solo: è evidenziata anche una proporzionalità per cui più alta è l’intensità di campo oltre a 0,2 microtesla e più alto è il rischio di sviluppare una leucemia o un tumore al cervello. Anche il nostro Istituto Superiore di Sanità ha recentemente ammesso che l’esistenza di un rischio da campi magnetici è “credibile” soprattutto per quanto riguarda la leucemia infantile. Nello stesso documento l’Istituto ritiene necessaria l’adozione immediata di alcune misure cautelative soprattutto per ridurre l’esposizione elettromagnetica in asili nido, scuole e altri luoghi destinati all’infanzia. I pericoli potenziali sono dati dalla completa inavvertibilità della presenza del campo magnetico, per cui non ci si può rendere conto della sua presenza e della sua intensità se non con la misurazione strumentale. L’Istituto Internazionale di Ecologia Umana HSA (Habitat Salute Architettura) di Torino propone una soglia ancora inferiore per l’esposizione della popolazione ai campi magnetici da corrente elettrica alternata e cioè 0,1 microTesla. Gli Istituti di Bioarchitettura tedeschi, infatti, si riferiscono a questa soglia. In una indagine energetica del sito effettuata per la progettazione in Bioarchitettura si farà quindi riferimento a questo valore di 0,1 microTesla come parametro per giudicare la pericolosità dell’esposizione riscontrata nell’abitazione o nel sito analizzato. Il valore posto come soglia dalla legge regionale veneta (L.R. 27 del luglio 1993) di 0,2 microTesla in questo contesto sarà invece tenuto in considerazione come limite massimo tollerabile se non misurato in corrispondenza dei letti. La natura del campo magnetico emesso dalla corrente elettrica alternata a 50 Hertz è tale per cui non esistono materiali edili in grado di schermare le case dalla sua penetrazione. Inutile anche solo parlare dei congegni che dovrebbero “assorbire” o “aspirare” il campo magnetico a 50 Hz a base di cristalli o acque “sante”. Basta utilizzare la strumentazione adeguata per vedere che si tratta solo di singolari trovate di fantasia. Invece sono in fase di prova presso i laboratori di ricerca dei recentissimi pannelli in una speciale lega metallica che riescono ad eliminare il 90% del campo magnetico a 50 Hz, ma la difesa migliore sta nella lontananza, infatti, l’intensità del campo decresce velocemente quando ci allontaniamo dalla sua sorgente (cavo, cabina di trasformazione, elettrodomestico) e ad un certo punto il campo non è più presente. In un ambiente domestico con impianto a norma di legge, senza la presenza nelle vicinanze di elettrodotti, cavi sui muri esterni o cabine di trasformazione, si misurano valori di intensità di campo magnetico tra 0,01 o 0,02 microTesla a seconda di quanto carico è presente nell’impianto domestico e del fatto di essere o meno in un ambiente urbano con molte fonti di Campo Magnetico tecnico comunque vicine. L’intensità di campo magnetico tecnico di 0,01 – 0,02 microTesla non è in grado di incidere sullo stato psicosomatico delle persone e quindi, non potendo eliminare l’utilizzo dell’energia elettrica, va considerato come l’attuale “livello zero” con cui si può convivere. Solo persone affette da una particolare patologia degenerativa per cui il loro sangue è saturo di elettricità e acquista uno spin levogiro (sindrome da “sangue elettrico” o incompatibilità all’elettricità) possono risentire di questi bassissimi livelli di intensità di campo magnetico poiché sono accompagnati da altrettanto bassi livelli di campo elettrico.(da Google) La strumentazione utilizzata per l’indagine dell’intensità di campo magnetico tecnico a 50 Hz deve essere isotropica, cioè deve avere tre sonde una per ciascun asse x, y e z, deve avere una calibrazione certificata dal produttore e deve essere periodicamente sottoposta a taratura. I valori di intensità di campo magnetico indicati da strumenti privi di tali requisiti non sono da ritenere validi e non devono essere tenuti in considerazione poiché normalmente sono molto sopravvalutati o molto sottostimati rispetto a quelli reali.(da Google). ...
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