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Stefano Martinenghi da Stefano Martinenghi pubblicato il 31 Ottobre 2010 alle 10:50
Il presidente del Parco Mario Tozzi nei giorni scorsi ha ribadito, in una delle sue ormai consuete esternazioni, la propria “avversione” culturale per certi elbani, a suo dire "rei" di anteporre i propri interessi economici al prezioso ambiente dell'Elba; che per fortuna c’è lui a proteggere, pare sottintendere. E per meglio chiarire cosa potrebbe accadere di male all’Elba se il suo Parco operasse impropriamente, il dott. Tozzi ha incautamente citato l’esempio del Parco delle Cinque Terre, il cui presidente Bonanini di recente e' stato arrestato per presunte malversazioni. Incautamente perché il territorio delle cinque terre per taluni aspetti presenta analogie sorprendenti con quello dell’Elba, fatta eccezione per il Parco, che all’opposto dell’Elba lì vanta risultati eccezionali. Grazie alle riconosciute capacità del suo (ex) presidente Bonanini. Non sorprende dunque l’inconsueta presa di posizione del dott. Tozzi per “smarcarsi” dal suo collega di ruolo e di “fede” – Bonanini era dirigente della sinistra e membro del direttivo nazionale di Legambiente – e dall’imbarazzo di un confronto improponibile. Vediamo perché. Come all’Elba, gli abitanti delle Cinque terre nei secoli passati realizzarono migliaia di pianelli con muri a secco per “strappare” la vigna alla montagna e poi li abbandonarono per la fillossera e le migrazioni all’estero. Come l’Elba anche le Cinque Terre divennero Parco con la promessa di un migliore sviluppo turistico grazie al recupero dei sentieri abbandonati e delle avìte attività agro-pastorali. Ma diversamente dall’Elba, che ebbe in dote solo presidenti forestieri e “studiosi” dunque estranei alle realtà locali ed ai principi di marketing, nelle cinque terre venne nominato un presidente-manager locale, già Sindaco e responsabile APT. Che fece allora ciò che il prossimo presidente del nostro Parco dovrà fare “per forza”: realizzò progetti veri per attingere ai finanziamenti europei. E con tali fondi realizzare: 1) il ripristino dei sentieri di montagna per farli divenire mèta del trekking europeo; 2) il restauro degli antichi pianelli e magazzeni per reimpiantarvi le vigne con i sistemi tradizionali (oggi “bio”; 3) una cantina sociale per imbottigliare e vendere il vino in tutta europa (a prezzi adeguati). Il risultato di tanta “devastazione ambientale” – secondo il Tozzi-pensiero – è stato che l’UNESCO ha dichiarato le cinque terre patrimonio dell’umanità; milioni di turisti USA hanno inserito la visita nelle cinque terre fra quelle ineludibili di una vacanza in Italia con Venezia, Firenze, Roma; è stato “resuscitato” e reso redditizio il “capitale” perduto della vigna, per generazioni unica ricchezza tramandata di padre in figlio; Le cinque terre hanno conseguito un benessere complessivo mai conosciuto prima, che negli stessi anni noi all’Elba abbiamo invece perduto per le opposte ragioni. Ciò chiarito, se poi il presidente Bonanini, detto “il Faraone” per la grandiosità delle sue opere pubbliche ed il suo “piglio”, abbia compiuto anche qualche abuso, starà alla magistratura accertare. Ma i benefici della sua opera rimangono lì, alla luce del sole, sotto agli occhi di tutto il mondo. E quanto all’Elba, sono certo che tra un Bonanini ed un Tozzi, non avremmo dubbi di sorta. [COLOR=darkblue] Elba Arcipelago Stefano Martinenghi [/COLOR]
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