Egregio Dottor Ruggero Barbetti
Riguardo al "giocare alla guerra" non esporro' la mia opinione personale,sarei totalmente contraria sia da un punto di vista pedagogico sia dal punto di vista psicologico(e' possibile che in taluni soggetti il gioco possa aumentare l'aggressivita').
Questa rimane comunque una mia considerazione.
Mi trovo in totale accordo con chi lamenta che il nome doveva essere un altro per rispetto di chi subi' violenze ,stupri e saccheggi.
Rievocare il nome di una battaglia che segno' il terrore per molte famiglie e' quanto mai azzardato, sinonimo di superficialita', scarsa sensibilita' e mancanza totale di memoria storica.
Queste sono sempre opinioni, ma vorrei ricordare che:
รจ vietato circolare con il viso coperto secondo le due leggi; in particolare lโart. 85 del R.d. 18 giugno 1931 n. 773iii recita: โEโ vietato comparire mascherato in luogo pubblicoโ, mentre lโart. 5 della Legge 22 maggio 1975 n.152 proibisce โlโuso di caschi protettivi o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo...(il giustificato motivo non puo' essere una battaglia di softair nel centro di un paese).
In secondo luogo giocando a Softair non si deve incorrere nel reato di โProcurato Allarmeโ (Articolo 658 del Codice Penale).Per quanto riguarda la legislazione sul softair la legge permette lo svolgersi delle partite mettendo sempre al corrente le Autoritร di P.S. dello svolgimento e DI SCEGLIERE OCULATAMENTE UN LUOGO ISOLATO.
Non mi sembra che il centro sia luogo idoneo e isolato,quindi credo con convinzione che legalmente non si possa autorizzare come "campo di battaglia" per il softair il centro.
Spero vivamente che Lei Sindaco, la Polizia Municipale e le Forze dell'Ordine tutte possano, nel rispetto di Leggi Nazionali rivedere le proprie posizioni autorizzando come "campo di battaglia" un altro luogo che non sia il centro del caratteristico paese di Capoliveri.
Portavoce del nascente COMITATO NO SOFTAIR
