La Barbera:
Imprenditore o filantropo?.....o entrambe le cose?
La transizione, iniziata in tempi
recenti, verso la societร post-industriale, mentre rende obsoleta la figura del mecenate e non piรน
allโaltezza delle nuove sfide la figura del filantropo, esige โ sempre che si sia dโaccordo sulla linea
del progresso morale e civile โ che sulla scena economico-sociale intervenga un nuovo attore:
lโimprenditore sociale.
Duplice lโinterrogativo che una tesi del genere solleva. Eโ compatibile, con i principi
regolativi di unโavanzata economia di mercato lโagire di un soggetto che, come lโimprenditore
sociale, possiede le doti (o le virtรน) che connotano di sรฉ la funzione imprenditoriale, che opera
secondo la logica del mercato, ma che persegue un fine di natura non economica โ come รจ il profitto
per lโimprenditore capitalista โ bensรฌ sociale, come รจ quello del soddisfacimento di interessi
collettivi? In secondo luogo, perchรฉ mai un imprenditore dovrebbe preferire di impiegare i propri
talenti per dare vita ad unโimpresa sociale anzichรฉ ad una impresa capitalistica e di destinare poi i
profitti ottenuti ad obiettivi di utilitร sociale?
Imprenditore รจ colui che capace di produrre valore aggiunto, a prescindere dal motivo che lo
muove allโazione. La seconda conclusione รจ che la funzione filantropica dโimpresa รจ, nelle
condizioni storiche attuali, da un lato inadeguata (cioรจ insufficiente) per gli scopi che essa stessa
vorrebbe prefiggersi di raggiungere, e, dallโaltro lato, priva di robusta legittimazione sociale e
dunque non piรน sostenibile.
Ebbene, un imprenditore razionale sceglierร la forma dellโimpresa sociale piuttosto
che quella capitalsitica se il beneficio che รจ certo di ottenere vincolandosi a conservare unโalta
qualitร tacita รจ superiore al โcostoโ rappresentato dal fatto che rinuncia ad incamerare il profitto a
fine esercizio.
